Nel pomeriggio del 20 febbraio 2026, intorno alle ore 13:20, sono scivolato all’interno di un supermercato. Il pavimento era bagnato e scivoloso, e anche le mie scarpe erano umide a causa della pioggia. La caduta è avvenuta sul lato destro del corpo, in particolare sull’anca e sul gluteo destro, con un movimento di compensazione del braccio destro. Subito dopo l’impatto ho avvertito un breve episodio di mal di testa, durato circa uno o due minuti, che poi si è attenuato. In quel momento sono rientrato a casa per osservare l’evoluzione dei sintomi, ma nel corso delle ore successive ho iniziato a percepire un peggioramento, soprattutto nella zona lombare e sacrale, con una sensazione interna di spostamento che non veniva visibilmente considerata.
Dopo circa sette ore ho deciso di recarmi al Pronto Soccorso. Una volta arrivato, mi è stato detto che il servizio radiologico non era disponibile e che avrei dovuto tornare il giorno successivo. Questa situazione mi ha lasciato senza una valutazione immediata, nonostante il trauma e i sintomi già presenti.
Il giorno successivo, il 21 febbraio 2026, sono tornato al Pronto Soccorso intorno alle ore 11:00. Dopo circa due ore di attesa sono state eseguite delle radiografie al bacino, alla zona lombare e all’emitorace. Tuttavia, l’intero processo è stato estremamente rapido, svolto in modo sbrigativo, con l’impressione che l’obiettivo fosse concludere velocemente la visita piuttosto che comprendere realmente la situazione. Non mi è stato permesso di vedere le immagini radiologiche, né durante l’esame né successivamente. Mi è stato semplicemente detto verbalmente che “non c’era nulla”.
Io però percepivo chiaramente che qualcosa non era a posto, in particolare una piccola alterazione nella zona lombare sacrale. Proprio per questo, nei giorni successivi ho richiesto più volte di poter visionare le radiografie insieme a un medico, per indicare esattamente il punto in cui percepivo lo spostamento. Questa richiesta mi è stata negata sia il 21 febbraio sia successivamente il 30 marzo.
Durante l’accesso del 21 febbraio, oltre agli aspetti clinici, ho vissuto anche una situazione relazionale difficile. Ho percepito che parte del personale non era concentrata sulla visita. In particolare, un infermiere interagiva continuamente con la dottoressa con atteggiamenti di scherzo e distrazione, arrivando a distogliere l’attenzione dalla valutazione medica. Questo comportamento ha interferito direttamente con la qualità dell’esame. La visita è stata breve, superficiale e non approfondita. Ho avuto la sensazione di non essere preso sul serio, come se attraverso giochi di parole e atteggiamenti venissi indirettamente presentato come poco credibile o non adeguato.
Nonostante ciò, ho mantenuto un atteggiamento collaborativo, cercando di spiegare con precisione i miei sintomi, inclusi episodi recenti di diarrea, possibile disidratazione e perdita di elettroliti. Tuttavia, l’attenzione è rimasta focalizzata quasi esclusivamente sull’aspetto ortopedico, senza considerare il quadro generale.
Nei giorni e nelle settimane successive, i sintomi non sono scomparsi. Ho continuato a percepire dolore nella zona lombare sacrale, debolezza, e una connessione tra la zona lombare e il sistema addominale, in particolare colon e digestione. Per questo motivo, il 28 febbraio ho richiesto una seconda radiografia, con l’intento di avere una visione più chiara della situazione. Questa radiografia è stata poi da me acquistata il 30 marzo, proprio perché volevo finalmente poterla analizzare insieme a una dottoressa e mostrare concretamente ciò che percepivo nel mio corpo.
Il 30 marzo 2026 mi sono recato nuovamente al Pronto Soccorso. Anche in questa occasione ho chiesto esplicitamente di guardare insieme la radiografia, per indicare con precisione il punto in cui vedevo lo spostamento della colonna lombare sacrale. La dottoressa ha rifiutato questa collaborazione. Non è stato possibile avere un confronto diretto sull’immagine, nonostante fosse un elemento fondamentale per comprendere la mia situazione.
Durante questa visita è stata redatta un’anamnesi che considero completamente errata e distorta rispetto a ciò che ho realmente comunicato. È stato scritto che io “nego” la mia storia clinica passata (APR), cosa che non corrisponde alla verità. Io non ho mai negato le mie condizioni precedenti; semplicemente la dottoressa non conosceva la mia storia e ha inserito questa informazione senza una reale base. Allo stesso modo è stato indicato che nego traumi distanti (TD), cosa priva di senso in quel contesto, perché non erano oggetto della visita.
È stato inoltre scritto che nego allergie e farmaci, mentre in realtà sono proprio i medici che in precedenza non hanno considerato o registrato correttamente le mie reazioni. È stato anche riportato che soffro di dolori cronici dovuti a traumi passati, mentre io mi riferivo chiaramente al trauma recente del 20 febbraio. Questo cambia completamente il significato clinico della situazione, trasformando un evento acuto in qualcosa di cronico e quindi riducendone l’importanza.
Un’altra affermazione non corretta è quella secondo cui io avrei negato un trauma recente. Questo è completamente falso, perché il trauma del 20 febbraio è esattamente il motivo per cui mi sono recato al Pronto Soccorso. Questa inversione dei fatti rappresenta una distorsione significativa della realtà.
Anche in questa occasione era presente lo stesso infermiere del 21 febbraio, che aveva già mostrato atteggiamenti di distrazione e interazione inappropriata con la dottoressa. Questo rafforza la mia percezione che l’ambiente non fosse neutrale e che la valutazione fosse influenzata da dinamiche non professionali.
Nel complesso, tra il 20 febbraio e il 30 marzo, ho vissuto una situazione in cui i miei sintomi non sono stati adeguatamente indagati, le mie richieste di collaborazione sono state rifiutate, e la documentazione clinica è stata redatta in modo non conforme a quanto realmente comunicato. Questo ha reso difficile non solo ottenere una diagnosi chiara, ma anche instaurare un rapporto di fiducia con il personale sanitario.
Nel periodo successivo al 21 febbraio fino al 30 marzo la situazione non si è risolta, ma è rimasta presente e costante, con una continuità di sintomi che non sono stati presi in considerazione in modo adeguato. Io ho continuato a percepire chiaramente che il trauma del 20 febbraio non era qualcosa di superficiale o già concluso, ma che aveva lasciato una conseguenza reale nella zona lombare sacrale, con una sensazione precisa di piccolo spostamento che influenzava anche altre aree del corpo.
Questa alterazione non era isolata, ma si collegava direttamente al mio stato generale, in particolare al sistema addominale, al colon e alla digestione. Io percepivo una relazione tra la zona lombare e i disturbi gastrointestinali, inclusi episodi di diarrea, perdita di liquidi e squilibri elettrolitici. Questa connessione non è stata considerata, come se il corpo venisse trattato in modo separato e non come un’unità funzionale.
Nel corso di questo periodo ho cercato più volte di spiegare in modo chiaro e preciso ciò che sentivo nel mio corpo, ma ho avuto la sensazione che queste informazioni non venissero realmente ascoltate o integrate nella valutazione clinica. Le risposte ricevute erano generiche, orientate alla superficie, senza entrare nella causa reale del problema.
Per questo motivo ho richiesto una seconda radiografia il 28 febbraio, proprio con l’intento di avere un’immagine più chiara e poter mostrare concretamente ciò che percepivo. Non si trattava di una richiesta casuale, ma di un tentativo preciso di collaborare attivamente alla comprensione della mia condizione. Ho poi acquistato personalmente questa radiografia il 30 marzo, proprio perché volevo finalmente avere la possibilità di analizzarla insieme a un medico.
Quando mi sono presentato il 30 marzo, la mia intenzione era molto chiara: non solo ricevere una valutazione passiva, ma entrare in un dialogo reale, mostrando esattamente il punto in cui io vedevo la piccola alterazione della colonna lombare sacrale. Nonostante questo, la collaborazione è stata rifiutata. Non mi è stato permesso di guardare insieme l’immagine, né di indicare il punto preciso. Questo ha impedito qualsiasi possibilità di confronto concreto.
In quella stessa occasione ho percepito ancora una volta un approccio sbrigativo, non orientato all’ascolto ma alla chiusura rapida della visita. La documentazione redatta non rifletteva ciò che io avevo realmente comunicato. La mia situazione è stata semplificata e trasformata in qualcosa di diverso, come se il trauma recente non esistesse o fosse irrilevante.
Il fatto che sia stato scritto che io nego un trauma recente rappresenta una distorsione evidente, perché l’intero motivo del mio accesso era proprio quel trauma. Allo stesso modo, la trasformazione dei miei sintomi in “dolori cronici da trauma passato” cambia completamente la realtà dei fatti. Io non ho parlato di un trauma lontano nel tempo, ma di un evento preciso, recente, con conseguenze ancora presenti.
Questa modalità di registrazione crea una distanza tra ciò che io vivo nel mio corpo e ciò che viene riportato ufficialmente. Questa distanza non è solo formale, ma ha conseguenze reali, perché influisce su come la mia situazione viene interpretata e gestita.
Allo stesso tempo, la presenza dello stesso infermiere già coinvolto il 21 febbraio, con atteggiamenti di distrazione e interazione non professionale con la dottoressa, ha contribuito a rafforzare la mia percezione di un ambiente non neutrale. La ripetizione di queste dinamiche rende difficile avere fiducia nel fatto che la valutazione avvenga in modo oggettivo.
Nel corso di questo periodo ho continuato a convivere con dolore, debolezza e una sensazione costante che qualcosa non fosse stato compreso. Non si trattava di un miglioramento progressivo, ma di una condizione che rimaneva stabile o peggiorava, senza un’indagine reale delle cause.
Io non ho mai rifiutato il dialogo, non ho mai evitato la collaborazione. Al contrario, ho cercato attivamente di partecipare, di spiegare, di mostrare, di collegare i sintomi. La mia richiesta era semplice: essere ascoltato e poter lavorare insieme al medico per comprendere ciò che stava accadendo.
Quello che ho incontrato, invece, è stata una difficoltà costante nel creare questo tipo di collaborazione. Le mie osservazioni non venivano integrate, le mie richieste venivano respinte, e la mia esperienza diretta del corpo non veniva considerata come un elemento clinico rilevante.
Questo ha portato a una situazione in cui, tra il 20 febbraio e il 30 marzo, non solo non è stata chiarita la causa dei sintomi, ma si è creata anche una distanza crescente tra me e il sistema sanitario, rendendo sempre più difficile accedere alle cure con fiducia e serenità.
Di seguito dichiaro che contesto l’anamnesi.
Francesco: Mia analisi dell’anamnesi del 30.03.2026 – Prestazione di Pronto Soccorso e rappresentazione completamente errata della mia persona.
Anamnesi: Dott.ssa Santiglia Marina
Medico: APR: Nega
Francesco: Io non nego la mia storia
clinica pregressa, inclusi malattie precedenti, traumi, interventi
chirurgici e allergie.
Io, Francesco: Il fatto è che la dottoressa ignora e nega tutto questo, perché non conosce la mia storia clinica né il mio percorso di vita.
Medico: TD: Nega
Francesco: Questo si riferisce a traumi
avvenuti nel passato e lontani nel tempo rispetto all’evento
attuale.
Francesco: Cosa dovrei negare? Questi elementi qui non sono affatto in discussione, e la dottoressa non ne sa assolutamente nulla, quindi non può stabilire ciò che afferma, né dal punto di vista medico né storico.
Medico: Nega allergie e farmaci
Francesco: La verità è che
è la dottoressa a negare le mie allergie. Io ho richiesto
elettroliti e li ho anche ricevuti; questo non è un rifiuto di
farmaci, perché gli elettroliti sono anch’essi una forma di
terapia farmacologica.
Medico: Si presenta in Pronto Soccorso con disidratazione, sete e
stanchezza
Francesco: Sì, questo è vero, esattamente come il
18 dicembre e nelle numerose occasioni successive, come già
documentato sopra.
Medico: Riferisce dolori cronici alla colonna lombare, al bacino e
all’anca (da trauma pregresso)
Francesco: Anche questa è una
rappresentazione falsa, perché io non ho riferito dolori cronici da
trauma passato, ma ho parlato del trauma recente del 20 febbraio. Ciò
che viene definito “cronico” è in realtà la conseguenza diretta
del trauma avvenuto il 20–21 febbraio, e non di traumi precedenti.
Questo significa che i sintomi descritti sono rimasti presenti dal
20–21 febbraio fino al 30 marzo. Lo spostamento della zona lombare
influisce anche su altre aree dell’addome, come il colon, e
viceversa, e proprio questo viene negato. Questo spostamento posso
mostrarlo chiaramente nella seconda radiografia del 28 febbraio, che
la dottoressa non ha voluto visionare insieme a me.
Medico: Numerose radiografie e TAC già eseguite
Francesco:
Io stesso ho fatto riferimento a queste numerose radiografie. La
dottoressa mi ha chiesto il 30 marzo se fosse necessario fare una
nuova radiografia. Io ho spiegato che avevo già effettuato numerosi
RX e TAC, anche per altri motivi, prescritti dal mio medico di base,
quindi indipendenti dal Pronto Soccorso. Anche qui la dottoressa
rappresenta i fatti in modo non corretto. Inoltre, il 30 marzo era
presente lo stesso infermiere del 21 febbraio, che distraeva la
dottoressa con scherzi, come già descritto.
Medico: Nega trauma recente
Francesco: Questo non è vero, è
una distorsione dei fatti. Io non nego affatto il trauma recente,
anzi, è proprio il motivo per cui mi sono recato al Pronto Soccorso.
Il trauma recente è quello già descritto: il 20 febbraio sono
scivolato in un supermercato a causa del pavimento bagnato e delle
scarpe scivolose.
La stessa dottoressa mi ha visitato il 21 febbraio. Durante la visita era distratta da un infermiere che scherzava e flirtava continuamente con lei, e attraverso giochi di parole mi presentava come intellettualmente inadeguato (“attraverso giochi di parole mi presento come intellettualmente inadeguato”). Questo ha interferito con la visita, che è stata svolta in modo estremamente rapido e superficiale, sia per quanto riguarda la radiografia lombare sacrale del 21 febbraio, sia per la valutazione medica complessiva, in modo sbrigativo, con l’impressione di voler concludere rapidamente e mandare via il paziente.
Allo stesso modo, il 30 marzo, durante la visita, è intervenuta anche un’infermiera che mi ha rimproverato in presenza della dottoressa, senza che quest’ultima intervenisse. L’infermiera mi ha detto che dovevo andare alla guardia medica per farmi somministrare gli elettroliti e che non dovevo tornare al Pronto Soccorso per queste “sciocchezze”. Questa stessa infermiera non mi ha fatto entrare al Pronto Soccorso il 18 febbraio, e il 31 dicembre ha dichiarato che, se fosse dipeso da lei, non mi avrebbe fatto entrare né accettare la sera del 30 dicembre. Si tratta di affermazioni gravi, che rappresentano un pregiudizio e che sono in contrasto con la Costituzione.
Di seguito dichiaro che contesto l’anamnesi.
Francesco: Mia analisi dell’anamnesi del 30.03.2026 – Prestazione di Pronto Soccorso e rappresentazione completamente errata della mia persona.
Anamnesi: Dott.ssa Santiglia Marina
Medico: APR: Nega
Francesco: Io non nego la mia storia
clinica pregressa, inclusi malattie precedenti, traumi, interventi
chirurgici e allergie.
Io, Francesco: Il fatto è che la dottoressa ignora e nega tutto questo, perché non conosce la mia storia clinica né il mio percorso di vita.
Medico: TD: Nega
Francesco: Questo si riferisce a traumi
avvenuti nel passato e lontani nel tempo rispetto all’evento
attuale.
Francesco: Cosa dovrei negare? Questi elementi qui non sono affatto in discussione, e la dottoressa non ne sa assolutamente nulla, quindi non può stabilire ciò che afferma, né dal punto di vista medico né storico.
Medico: Nega allergie e farmaci
Francesco: La verità è che
è la dottoressa a negare le mie allergie. Io ho richiesto
elettroliti e li ho anche ricevuti; questo non è un rifiuto di
farmaci, perché gli elettroliti sono anch’essi una forma di
terapia farmacologica.
Medico: Si presenta in Pronto Soccorso con disidratazione, sete e
stanchezza
Francesco: Sì, questo è vero, esattamente come il
18 dicembre e nelle numerose occasioni successive, come già
documentato sopra.
Medico: Riferisce dolori cronici alla colonna lombare, al bacino e
all’anca (da trauma pregresso)
Francesco: Anche questa è una
rappresentazione falsa, perché io non ho riferito dolori cronici da
trauma passato, ma ho parlato del trauma recente del 20 febbraio. Ciò
che viene definito “cronico” è in realtà la conseguenza diretta
del trauma avvenuto il 20–21 febbraio, e non di traumi precedenti.
Questo significa che i sintomi descritti sono rimasti presenti dal
20–21 febbraio fino al 30 marzo. Lo spostamento della zona lombare
influisce anche su altre aree dell’addome, come il colon, e
viceversa, e proprio questo viene negato. Questo spostamento posso
mostrarlo chiaramente nella seconda radiografia del 28 febbraio, che
la dottoressa non ha voluto visionare insieme a me.
Medico: Numerose radiografie e TAC già eseguite
Francesco:
Io stesso ho fatto riferimento a queste numerose radiografie. La
dottoressa mi ha chiesto il 30 marzo se fosse necessario fare una
nuova radiografia. Io ho spiegato che avevo già effettuato numerosi
RX e TAC, anche per altri motivi, prescritti dal mio medico di base,
quindi indipendenti dal Pronto Soccorso. Anche qui la dottoressa
rappresenta i fatti in modo non corretto. Inoltre, il 30 marzo era
presente lo stesso infermiere del 21 febbraio, che distraeva la
dottoressa con scherzi, come già descritto.
Medico: Nega trauma recente
Francesco: Questo non è vero, è
una distorsione dei fatti. Io non nego affatto il trauma recente,
anzi, è proprio il motivo per cui mi sono recato al Pronto Soccorso.
Il trauma recente è quello già descritto: il 20 febbraio sono
scivolato in un supermercato a causa del pavimento bagnato e delle
scarpe scivolose.
La stessa dottoressa mi ha visitato il 21 febbraio. Durante la visita era distratta da un infermiere che scherzava e flirtava continuamente con lei, e attraverso giochi di parole mi presentava come intellettualmente inadeguato (“attraverso giochi di parole mi presento come intellettualmente inadeguato”). Questo ha interferito con la visita, che è stata svolta in modo estremamente rapido e superficiale, sia per quanto riguarda la radiografia lombare sacrale del 21 febbraio, sia per la valutazione medica complessiva, in modo sbrigativo, con l’impressione di voler concludere rapidamente e mandare via il paziente.
Allo stesso modo, il 30 marzo, durante la visita, è intervenuta anche un’infermiera che mi ha rimproverato in presenza della dottoressa, senza che quest’ultima intervenisse. L’infermiera mi ha detto che dovevo andare alla guardia medica per farmi somministrare gli elettroliti e che non dovevo tornare al Pronto Soccorso per queste “sciocchezze”. Questa stessa infermiera non mi ha fatto entrare al Pronto Soccorso il 18 febbraio, e il 31 dicembre ha dichiarato che, se fosse dipeso da lei, non mi avrebbe fatto entrare né accettare la sera del 30 dicembre. Si tratta di affermazioni gravi, che rappresentano un pregiudizio e che sono in contrasto con la Costituzione.
Oggetto: Segnalazione formale – richiesta di verifica su condotta sanitaria, tutela dei diritti costituzionali e correttezza degli atti clinici (periodo 18.12.2025 – 30.03.2026)
Alla cortese attenzione della Direzione Sanitaria,
dell’Ufficio
Legale e dell’Ufficio Privacy,
con la presente io, Francesco, intendo formalmente segnalare e contestare una serie di eventi intercorsi durante i miei accessi al Pronto Soccorso nel periodo compreso tra il 18 dicembre 2025 e il 30 marzo 2026, ritenendo che quanto accaduto presenti profili rilevanti sotto il profilo sanitario, deontologico e giuridico.
Dichiaro sin da subito che la presente non ha finalità diffamatoria, bensì di tutela dei miei diritti fondamentali, con richiesta di verifica oggettiva dei fatti.
Nel corso degli accessi sopra indicati mi sono presentato con sintomi reali e documentati, tra cui disturbi gastrointestinali persistenti, diarrea con perdita di liquidi, sospetta disidratazione, squilibri elettrolitici, debolezza marcata, vertigini, nonché, successivamente al 20 febbraio 2026, esiti traumatici a carico della regione lombare sacrale a seguito di caduta accidentale.
Nonostante la persistenza e la coerenza del quadro clinico, rilevo quanto segue.
In primo luogo, si sono verificate criticità nella presa in carico clinica, con gestione prevalentemente sintomatica e assenza di adeguato approfondimento eziologico, in particolare in relazione alla diarrea persistente, alla perdita di peso e agli squilibri elettrolitici riferiti. Tali elementi, pur ripetutamente segnalati, non risultano essere stati oggetto di un percorso diagnostico strutturato.
In secondo luogo, si evidenziano problematiche rilevanti sotto il profilo della correttezza degli atti sanitari. In particolare, contesto formalmente l’anamnesi redatta in data 30.03.2026, in quanto contenente affermazioni non corrispondenti a quanto da me dichiarato. È stato riportato che io “nego” anamnesi patologica remota (APR), traumi distanti (TD), allergie, farmaci e trauma recente. Tali affermazioni risultano inesatte e configurano una rappresentazione non veritiera della mia posizione clinica. Io non ho mai negato la mia storia sanitaria né il trauma recente del 20 febbraio 2026, che costituisce invece il motivo principale dell’accesso. La registrazione di dati non conformi al dichiarato compromette l’attendibilità dell’atto medico e può incidere sulla correttezza del percorso diagnostico e terapeutico.
Sotto il profilo giuridico, tale condotta può rilevare ai sensi dell’art. 476 e seguenti del Codice Penale (falsità materiale e ideologica in atto pubblico), qualora venga accertata una difformità tra quanto dichiarato dal paziente e quanto riportato nel documento sanitario, che costituisce atto pubblico.
In terzo luogo, si segnalano criticità nella relazione medico-paziente. Durante diversi accessi ho percepito atteggiamenti non neutrali, episodi di rimprovero e interazioni non appropriate, anche in presenza di altri operatori. In particolare, in data 21 febbraio e successivamente il 30 marzo, la visita medica è risultata compromessa da comportamenti distrattivi da parte di personale infermieristico, con interferenze nel corretto svolgimento della valutazione clinica. Inoltre, in data 30 marzo, un’infermiera mi ha rimproverato in presenza del medico, invitandomi a non rivolgermi più al Pronto Soccorso per problematiche definite “sciocchezze” e indirizzandomi alla guardia medica per la gestione della terapia elettrolitica.
Segnalo inoltre che la medesima infermiera, in data 18 febbraio, non mi ha consentito l’accesso al Pronto Soccorso, e successivamente ha dichiarato che non avrebbe autorizzato il mio accesso neppure il 30 dicembre. Tali comportamenti, ove confermati, risultano in contrasto con il diritto di accesso alle cure urgenti.
Sotto il profilo normativo, richiamo espressamente l’art. 32 della Costituzione Italiana, che tutela il diritto fondamentale alla salute come diritto dell’individuo e interesse della collettività, garantendo cure gratuite agli indigenti e imponendo che nessuno possa essere privato dell’accesso alle cure.
Richiamo inoltre i principi della Legge n. 833/1978 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, che garantisce universalità, uguaglianza ed equità nell’accesso ai servizi sanitari, nonché la Legge n. 219/2017 sul consenso informato, che sancisce il diritto del paziente a ricevere informazioni chiare, a partecipare alle decisioni terapeutiche e a esprimere un consenso realmente consapevole.
Nel mio caso, segnalo che in più occasioni non è stata consentita una reale partecipazione al processo decisionale, né la possibilità di visionare esami diagnostici (radiografie), nonostante esplicita richiesta, limitando di fatto il mio diritto alla comprensione e alla condivisione del percorso clinico.
Sotto il profilo della tutela della dignità della persona, richiamo altresì il Codice di Deontologia Medica, che impone al sanitario obblighi di rispetto, ascolto, correttezza e non discriminazione, nonché l’obbligo di basare l’atto medico su informazione, consenso e collaborazione.
Ulteriore elemento di rilievo riguarda la tutela della riservatezza dei dati sanitari. Ho rilevato che diversi operatori risultavano a conoscenza di comunicazioni da me inviate alla Direzione, senza che io ne abbia compreso le modalità di diffusione. Ciò solleva preoccupazioni in merito al rispetto del Regolamento UE 2016/679 (GDPR) e del D.Lgs. 196/2003, in relazione al trattamento dei dati sanitari.
Alla luce di quanto sopra, ritengo che i fatti descritti possano configurare, in via da accertare:
– violazione del diritto costituzionale alla salute (art. 32
Cost.);
– possibile irregolarità nella redazione di atti
sanitari (rilevanza ai sensi del Codice Penale);
– criticità
nell’accesso alle cure e nella presa in carico clinica;
–
violazioni dei principi di consenso informato e partecipazione del
paziente;
– possibili irregolarità nella gestione dei dati
personali sanitari;
– violazioni dei principi deontologici
della professione sanitaria.
Pertanto, con la presente chiedo formalmente:
– l’avvio di una verifica interna sui fatti descritti;
–
la revisione della documentazione clinica relativa ai miei accessi;
–
la verifica delle modalità di gestione e circolazione dei miei dati
sanitari;
– l’adozione di eventuali misure correttive volte
a garantire il rispetto dei diritti del paziente;
– la
possibilità di accedere e visionare integralmente la documentazione
sanitaria che mi riguarda, inclusi gli esami diagnostici eseguiti.
Ribadisco che la mia posizione non è oppositiva nei confronti del sistema sanitario, ma orientata a una collaborazione basata su trasparenza, rispetto reciproco e corretta comunicazione.
La presente viene redatta ai fini di tutela personale e sanitaria e per prevenire il ripetersi di situazioni analoghe.
Resto disponibile a fornire ulteriori chiarimenti e documentazione a supporto.
Distinti saluti
Francesco
OGGETTO: Esposto formale e richiesta di accertamento – possibili violazioni in ambito sanitario, amministrativo e costituzionale – continuità eventi 27–28.04.2025 e periodo 18.12.2025 – 30.03.2026
Destinatari:
Direzione Sanitaria
Ufficio
Legale
Ufficio Procedimenti Disciplinari
Ufficio Privacy /
DPO
Azienda Sanitaria Provinciale
PREMESSA
Il sottoscritto Francesco espone formalmente quanto segue, al fine di richiedere una verifica approfondita su condotte sanitarie e amministrative che, per modalità, ripetizione e contenuto, appaiono potenzialmente lesive dei diritti fondamentali della persona.
La presente comunicazione si inserisce in continuità con precedente segnalazione/denuncia relativa agli eventi del 27–28 aprile 2025, già documentata e allegata (file Word), che si richiama integralmente quale parte integrante del presente esposto.
RICOSTRUZIONE DEI FATTI (SINTESI GIURIDICA)
Nel periodo compreso tra il 18 dicembre 2025 e il 30 marzo 2026, il sottoscritto ha effettuato accessi ripetuti al Pronto Soccorso per sintomatologia reale, persistente e progressivamente aggravata, comprendente:
– disturbi gastrointestinali (diarrea persistente);
–
perdita di liquidi e sospetti squilibri elettrolitici;
–
perdita ponderale significativa;
– debolezza marcata e
astenia;
– vertigini e sintomi sistemici;
– trauma del
20 febbraio 2026 con coinvolgimento lombosacrale.
Nonostante la reiterazione degli accessi e la coerenza del quadro clinico, si rilevano criticità gravi e ripetute.
1. POSSIBILE VIOLAZIONE DEL DIRITTO ALLA SALUTE (ART. 32 COST.)
L’art. 32 della Costituzione Italiana tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo.
Nel caso specifico si rilevano:
– mancata presa in carico clinica adeguata;
– dimissioni
senza approfondimento diagnostico delle cause;
– ostacoli
all’accesso al Pronto Soccorso (episodio del 18 febbraio);
–
inviti impropri a non utilizzare il servizio di emergenza;
–
rifiuto o limitazione di trattamenti (es. difficoltà nella
somministrazione di terapia elettrolitica).
Tali elementi, se confermati, configurano una possibile compressione del diritto costituzionale alle cure.
2. IRREGOLARITÀ NELLA REDAZIONE DELL’ANAMNESI (RILEVANZA PENALE)
In data 30.03.2026 è stata redatta un’anamnesi contenente dichiarazioni non corrispondenti al vero, tra cui:
– “nega anamnesi patologica remota (APR)”
– “nega
traumi distanti (TD)”
– “nega allergie e farmaci”
–
“nega trauma recente”
Il sottoscritto contesta formalmente tali affermazioni.
Questa difformità tra dichiarazioni rese e contenuto dell’atto sanitario può assumere rilievo ai sensi di:
– art. 479 c.p. (falsità ideologica commessa dal pubblico
ufficiale);
– art. 476 c.p. (falsità materiale in atto
pubblico);
in quanto la documentazione sanitaria costituisce atto pubblico con rilevanza legale.
3. ALTERAZIONE DEL QUADRO CLINICO (DISTORSIONE INTERPRETATIVA)
È stato trasformato un trauma recente (20 febbraio 2026) in “dolore cronico da trauma pregresso”, con conseguente:
– riduzione della rilevanza clinica dell’evento;
–
possibile errata valutazione diagnostica;
– mancato
approfondimento eziologico.
Tale alterazione compromette la correttezza del percorso clinico e può incidere direttamente sulla tutela della salute.
4. CONDOTTE NON CONFORMI IN AMBITO ASSISTENZIALE
Durante più accessi si sono verificati:
– rimproveri verbali da parte del personale;
–
atteggiamenti non neutrali e potenzialmente pregiudizievoli;
–
interferenze durante la visita medica (distrazioni, comportamenti non
professionali);
– mancato intervento del medico in presenza di
comportamenti inappropriati del personale infermieristico;
–
utilizzo di espressioni svalutanti (“sciocchezze”).
Tali condotte risultano in contrasto con:
– Codice di Deontologia Medica;
– principi di
correttezza, rispetto e dignità della persona.
5. OSTACOLO ALL’ACCESSO ALLE CURE
Si segnalano episodi specifici:
– rifiuto di accesso al Pronto Soccorso (18 febbraio 2026);
–
dichiarazioni da parte di personale sanitario circa il mancato
consenso all’accesso (30 dicembre);
– inviti a non tornare
in Pronto Soccorso.
Tali condotte, se accertate, risultano incompatibili con:
– art. 32 Cost.;
– principi del Servizio Sanitario
Nazionale (Legge 833/1978).
6. VIOLAZIONE DEL CONSENSO INFORMATO (LEGGE 219/2017)
Si rileva:
– mancata condivisione delle immagini diagnostiche
(radiografie);
– impossibilità di partecipare attivamente
alla valutazione clinica;
– difficoltà nel limitare o
concordare le terapie.
Ciò contrasta con il diritto del paziente a:
– informazione completa;
– partecipazione alle
decisioni;
– consenso libero e consapevole.
7. POSSIBILI IRREGOLARITÀ NELLA GESTIONE DEI DATI SANITARI (GDPR)
Si rileva che più operatori erano a conoscenza di comunicazioni riservate inviate alla Direzione, senza chiarezza su:
– modalità di diffusione;
– limiti di accesso;
–
finalità del trattamento.
Ciò potrebbe configurare violazioni del:
– Regolamento UE 2016/679 (GDPR);
– D.Lgs. 196/2003.
8. ELEMENTO DI CONTINUITÀ (ANNO 2025)
Gli eventi sopra descritti non appaiono isolati, ma si inseriscono in una continuità con quanto già segnalato in relazione ai fatti del 27–28 aprile 2025.
La ripetizione di criticità analoghe rafforza la necessità di una verifica sistemica.
RICHIESTE FORMALI
Alla luce di quanto sopra, il sottoscritto richiede:
– apertura di verifica interna e, se del caso, procedimento
disciplinare;
– revisione completa della documentazione
clinica;
– accertamento della correttezza degli atti sanitari
redatti;
– verifica della gestione dei dati personali e
sanitari;
– garanzia di accesso alle cure in condizioni
neutrali e non pregiudiziali;
– accesso integrale alla
documentazione sanitaria, inclusi esami diagnostici;
–
comunicazione degli esiti delle verifiche.
CONCLUSIONE
La presente comunicazione ha finalità di tutela dei diritti fondamentali della persona, prevenzione di ulteriori criticità e miglioramento del rapporto tra paziente e sistema sanitario.
Ribadisco la mia disponibilità alla collaborazione, nel rispetto dei principi di trasparenza, correttezza e legalità.
Francesco
Io contesto formalmente la ricostruzione anamnestica riportata nel verbale di Pronto Soccorso del 30.03.2026, in quanto non corrispondente ai fatti realmente riferiti durante la visita e lesiva della mia corretta rappresentazione clinica e personale.
In particolare, mi oppongo alla dicitura “APR: nega”, poiché non ho mai negato la mia anamnesi patologica remota. Al contrario, ho sempre fatto riferimento alla mia storia clinica, ai traumi subiti, alle condizioni pregresse e alle reazioni a determinati farmaci. La dicitura riportata nel verbale non deriva da una mia dichiarazione, ma da una valutazione autonoma della dottoressa, effettuata senza una reale conoscenza del mio percorso clinico e della mia storia personale. Questo rappresenta una distorsione del dato anamnestico.
Allo stesso modo, contesto la voce “TD: nega”, in quanto non pertinente al contesto della visita. I traumi remoti non erano oggetto della valutazione clinica in quel momento. Il motivo del mio accesso era chiaramente legato a un trauma recente, avvenuto il 20 febbraio 2026, quando sono scivolato in un supermercato a causa del pavimento bagnato e delle scarpe umide. Pertanto, l’indicazione “nega trauma” risulta non solo errata, ma anche contraddittoria rispetto alla reale motivazione dell’accesso al Pronto Soccorso.
Contesto inoltre la dicitura secondo cui avrei negato allergie e farmaci. La realtà è opposta: ho esplicitamente segnalato reazioni negative a farmaci come Toradol, Bentelan e Omeprazolo, e ho richiesto una terapia mirata con elettroliti, che infatti mi è stata somministrata. La richiesta di elettroliti non costituisce un rifiuto della terapia, bensì una scelta consapevole e mirata, coerente con la mia condizione clinica. Gli elettroliti, somministrati per via endovenosa, rappresentano a tutti gli effetti una terapia farmacologica.
È corretto che io mi sia presentato in Pronto Soccorso con sintomi quali disidratazione, sete e astenia. Tali sintomi erano già presenti dal 18 dicembre 2025 e si sono ripresentati più volte nei mesi successivi, come documentato nei miei accessi precedenti. Tuttavia, ciò che contesto è la riduzione della mia condizione a una semplice sintomatologia generica, senza un adeguato approfondimento delle cause.
Rifiuto inoltre la definizione di “dolori cronici da trauma pregresso”. Io non ho riferito dolori cronici derivanti da eventi passati, ma ho descritto dolori conseguenti al trauma recente del 20–21 febbraio 2026. I sintomi che ho manifestato — dolore lombare, alterazioni nella zona sacrale e ripercussioni anche a livello addominale e intestinale — sono insorti dopo tale evento e si sono protratti fino al 30 marzo 2026. Definire questa condizione come “cronica” e attribuirla a un trauma remoto costituisce una rappresentazione clinica non corretta.
Ho inoltre segnalato la presenza di una possibile alterazione o lieve disallineamento nella zona lombosacrale, visibile nella radiografia del 28 febbraio 2026, che ho personalmente acquisito. Ho richiesto espressamente di poter visionare tale immagine insieme alla dottoressa per indicare con precisione il punto da me osservato, ma tale richiesta di collaborazione è stata rifiutata. Questo contrasta con il mio diritto alla partecipazione informata al percorso diagnostico e terapeutico.
Per quanto riguarda la nota relativa ai “numerosi esami radiologici già effettuati”, preciso che sono stato io stesso a informare il medico della presenza di precedenti RX e TC, eseguite anche su indicazione del medico di base e per motivazioni diverse. Non si trattava quindi di una situazione di abuso ingiustificato di esami, ma di un dato clinico rilevante che avrebbe dovuto essere considerato nel contesto della valutazione.
Contesto in modo fermo anche l’affermazione secondo cui avrei negato un trauma recente. È esattamente il contrario: il trauma del 20 febbraio rappresenta il motivo principale per cui mi sono recato in Pronto Soccorso. La sua omissione o negazione nel referto costituisce una grave alterazione dei fatti.
Durante la visita del 21 febbraio 2026, la stessa dottoressa ha effettuato una valutazione in un contesto che io ho percepito come non adeguatamente concentrato. Un infermiere presente interagiva con la dottoressa in modo scherzoso e distraente, interferendo con il normale svolgimento della visita. Attraverso giochi di parole e atteggiamenti non professionali, mi sono sentito rappresentato come intellettualmente inadeguato, elemento che ha compromesso il clima della valutazione clinica.
L’intera procedura, sia radiologica sia clinica, è stata svolta in modo estremamente rapido e superficiale, con l’impressione che l’obiettivo fosse concludere il percorso nel minor tempo possibile, senza un reale approfondimento.
Analoga situazione si è verificata il 30 marzo 2026, quando, durante la visita, un’infermiera è intervenuta rimproverandomi in presenza della dottoressa, senza che quest’ultima intervenisse. L’infermiera mi ha detto di rivolgermi alla guardia medica per ricevere elettroliti e di non tornare al Pronto Soccorso per quelle che ha definito “sciocchezze”. Si tratta della stessa infermiera che il 18 febbraio 2026 mi ha impedito l’accesso al Pronto Soccorso e che il 31 dicembre ha dichiarato che, se fosse stato per lei, non mi avrebbe fatto entrare nemmeno il 30 dicembre.
Tali comportamenti configurano, a mio avviso, una violazione dei miei diritti fondamentali di accesso alle cure.
Ai sensi dell’articolo 32 della Costituzione italiana, la Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e garantisce cure gratuite agli indigenti. L’accesso al Pronto Soccorso non può essere limitato da valutazioni soggettive o da atteggiamenti pregiudiziali del personale.
Inoltre, il rifiuto o l’ostacolo all’accesso a prestazioni sanitarie può configurare il reato di rifiuto di atti d’ufficio ai sensi dell’articolo 328 del Codice Penale, qualora un pubblico ufficiale ometta un atto dovuto per ragioni di giustizia o sanità.
Nel mio caso, gli episodi del 18 febbraio, del 26 dicembre (con chiamata dei Carabinieri), del 27 dicembre (con invito a lasciare la struttura e a provvedere autonomamente in farmacia), nonché le successive affermazioni relative all’uso del servizio 118 e ai costi a mio carico, rappresentano elementi che meritano una valutazione approfondita sotto il profilo giuridico e amministrativo.
A ciò si aggiunge la problematica relativa alla riservatezza dei dati sanitari. Il fatto che più operatori fossero a conoscenza di comunicazioni da me inviate alla Direzione solleva dubbi sul rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali (Regolamento UE 2016/679 – GDPR e D.Lgs. 196/2003).
Ribadisco che la mia posizione non è oppositiva nei confronti del sistema sanitario, ma orientata alla tutela della mia salute, alla correttezza della documentazione clinica e al rispetto dei diritti fondamentali del paziente, tra cui il diritto all’informazione, al consenso consapevole e alla partecipazione attiva al percorso di cura.
La presente dichiarazione ha lo scopo di richiedere una verifica formale dei fatti, la rettifica delle informazioni non corrette contenute nella documentazione sanitaria e la garanzia che, in futuro, l’accesso alle cure avvenga in un contesto neutrale, rispettoso e conforme alla normativa vigente.