Freitag, 10. April 2026

Riepilogo degli eventi dal 18 dicembre al 30 marzo 


Difficoltà di accesso al pronto soccorso... ... e la violazione dei diritti umani, violazione della costituzione italiana di Art. 32 ... violazione del giuramento di Ippocrate ... 

Al momento non posso fare attività sportiva, perché il 20 febbraio sono scivolato in un supermercato. Il pavimento era scivoloso e le mie scarpe erano bagnate dalla pioggia. Mi sono leggermente lussata una vertebra nella zona lombare sacrale. Alcuni medici qui sono incompetenti. La radiografia non ha mostrato fratture, quindi non c'è niente di grave, hanno detto... non hanno esaminato altro. Il 21 febbraio e il 30 marzo, la mia richiesta di guardare insieme la radiografia è stata negata. Il 28 febbraio ho richiesto di fare una seconda radiografia, dove si osserva meglio l’indagine. Ho acquistato la radiografia al 30 marzo, e volevo esaminarla insieme con la Dott.ssa per darle una precisa indicazione dove io vedo il piccolo spostamento della colonna lombare sacrale. Ma, la Dott.ssa negava la collaborazione. 

 📅 Riepilogo del 07.04.2026 Scrivo con mal di testa e vertigini che avevo già segnalato al mese di dicembre, ma sono stati ignorati... Non è una denuncia, ma un avviso... una segnalazione. Un riassunto degli eventi successi... 

 📅 Aggiornamento 03.04.2026 Destinatario: Servizio Sanitario Nazionale – Regione Sicilia Azienda Sanitaria Provinciale – Pronto Soccorso Oggetto: Segnalazione e richiesta tutela riservatezza dati sanitari e personali .

Alla cortese attenzione della Direzione Sanitaria e dell’Ufficio Privacy dell’Ospedale. Con la presente segnalo una situazione che ritengo meritevole di verifica in merito alla tutela della mia riservatezza. 

Nel corso dei miei accessi al Pronto Soccorso, intercorsi dal 18 dicembre 2025 al 30.03.2026, ho rilevato ripetuti riferimenti, da parte di diversi operatori sanitari, a comunicazioni da me inviate in precedenza alla Direzione. Tali riferimenti fanno ritenere che contenuti riguardanti la mia posizione personale e sanitaria possano essere stati condivisi internamente oltre quanto strettamente necessario alla gestione clinica. Non sono in grado di indicare modalità e canali di eventuale diffusione; tuttavia, la circostanza che più operatori risultino a conoscenza di tali comunicazioni genera in me preoccupazione circa la corretta tutela dei miei dati personali e sanitari. Preciso che durante i miei accessi ho sempre mantenuto riservatezza e non ho divulgato personalmente tali contenuti a pazienti o personale, se non nei limiti strettamente necessari al colloquio clinico. 

📌 Richieste Con la presente chiedo pertanto: di verificare le modalità di gestione e circolazione interna delle comunicazioni che mi riguardano; di garantire che i miei dati personali e sanitari siano trattati esclusivamente per finalità assistenziali e nel rispetto della normativa vigente; di essere informato circa eventuali procedure adottate per la tutela della riservatezza. 

 La presente ha finalità di tutela e chiarimento, al fine di garantire un rapporto sereno e corretto con il personale sanitario. 

📎 P.S. – Riepilogo aggiuntivo Segnalo la necessità di poter accedere al Pronto Soccorso in modo sereno e senza timore di condizionamenti relazionali. Negli ultimi mesi, a seguito di diversi accessi ripetuti per problematiche di salute, ho progressivamente sviluppato difficoltà ad accedere con tranquillità al servizio, non per rifiuto delle cure, ma per il timore di situazioni comunicative conflittuali o non chiare. Preciso che l’accesso al Pronto Soccorso, nel mio caso, è stato motivato da sintomi reali e documentati: perdita di elettroliti debolezza necessità di monitoraggio clinico Chiedo pertanto che venga garantita la possibilità di accesso alle cure urgenti in un contesto assistenziale neutrale, senza pregiudizi e con adeguata comunicazione. 

📖 Conclusioni e richieste 

Alla luce degli eventi sopra descritti, intercorsi tra il 18 dicembre 2025 e il 30 marzo 2026, intendo rappresentare una ricostruzione cronologica finalizzata a: chiarimento tutela miglioramento del rapporto assistenziale Il presente documento non ha finalità accusatoria, ma di: documentare le esperienze vissute durante gli accessi al Pronto Soccorso evidenziare criticità percepite sul piano assistenziale, comunicativo e organizzativo consentire una valutazione complessiva del percorso clinico favorire un contesto di cura sereno, neutrale e basato su adeguata comunicazione Riconosco che durante il periodo indicato si sono verificati anche episodi di assistenza professionale, disponibilità e corretto supporto da parte di parte del personale sanitario. Tuttavia: la variabilità degli approcci assistenziali la percezione di incomprensioni comunicative la gestione non sempre condivisa delle informazioni cliniche le preoccupazioni relative alla riservatezza hanno generato difficoltà nell’accesso sereno alle cure. 📖 Periodo 18 dicembre – progressivo peggioramento clinico Dal 18 dicembre si evidenzia un progressivo peggioramento delle condizioni generali. I sintomi principali riferiti e osservati in questo periodo includono: diarrea persistente e non indagata in modo adeguato perdita di peso significativa (circa 15–20 kg riferita) debolezza generale marcata problematiche gastrointestinali (stomaco, pancreas, colon irritabile riferiti) alterazioni percepite dell’equilibrio elettrolitico episodi di ipoglicemia / difficoltà glicemiche riferite stato di malessere crescente con necessità di chiarimenti clinici Nonostante la persistenza dei sintomi, riferisco che le richieste di approfondimento diagnostico sulla causa della diarrea e del dimagrimento non sono state prese in adeguata considerazione. Le indicazioni ricevute risultavano prevalentemente generiche (es. “mangiare e bere di più”), senza un percorso diagnostico strutturato volto alla ricerca della causa. Nel corso dei giorni successivi il quadro viene percepito come progressivamente trascurato, con aumento della preoccupazione e del senso di non essere ascoltato. 📖 Periodo 29 dicembre 2025 — dimissione e difficoltà successive Il 29 dicembre 2025, la mattina successiva alla permanenza del 28 dicembre, si presentava in servizio il medico che nel giorno precedente (27 dicembre) mi aveva invitato a lasciare il Pronto Soccorso senza ulteriori accertamenti. Nonostante la condizione di debolezza persistente, venivo indirizzato nuovamente verso soluzioni esterne (acquisto di elettroliti in farmacia), senza valutare la differenza tra integrazione orale commerciale e necessità clinica di reintegrazione tramite infusione. In tale fase: permanevano sintomi di perdita di elettroliti debolezza e difficoltà funzionali non venivano avviati approfondimenti sulle cause della diarrea e della disidratazione la gestione risultava orientata alla dimissione piuttosto che all’osservazione clinica Dopo l’uscita: mi spostavo a piedi in condizioni di marcata debolezza cercavo assistenza presso strutture sanitarie e para-sanitarie, senza possibilità di effettuare infusioni nel corso della giornata la condizione fisica peggiorava progressivamente fino a esaurimento delle forze La sera rientravo a domicilio in stato di affaticamento significativo. Tale evoluzione portava, il giorno successivo (in serata del 30 dicembre), alla necessità di attivare il servizio 118 per impossibilità a guidare autonomamente e per sintomi compatibili con ulteriore perdita elettrolitica. 📖 Giorni immediatamente precedenti al 30 dicembre Nei giorni precedenti al 30 dicembre: i sintomi gastrointestinali persistono la debolezza aumenta permane la perdita di peso viene riferita sensazione di squilibrio elettrolitico cresce la necessità di assistenza medica urgente La persona riferisce ripetuti tentativi di spiegare sintomi, sensazioni corporee e timori clinici, percependo tuttavia difficoltà di ascolto e presa in carico. Questo periodo viene descritto come caratterizzato da: attesa prolungata sensazione di essere ignorato peggioramento dello stato fisico forte stress emotivo 

📖 30 dicembre – accesso tramite 118 (sera) La sera del 30 dicembre avviene l’accesso tramite 118 a causa del peggioramento del quadro e del malessere percepito come urgente. All’arrivo vengono riferiti: sintomi gastrointestinali persistenti debolezza marcata perdita di peso importante preoccupazione per squilibri elettrolitici necessità di chiarimento diagnostico È riferito che già all’arrivo, in quella stessa sera, alcuni infermieri avrebbero espresso rimproveri riguardo all’utilizzo del 118. Nella stessa serata risultava presente la Dr.ssa Bartolotta. Viene inoltre riferito che l’accesso è avvenuto in un contesto percepito come teso e poco accogliente. 

 📖 Notte 30 → 31 dicembre 2025 — accesso con 118, rimproveri, cambio turno 

 La sera del 30 dicembre 2025, a seguito di peggioramento della condizione generale con perdita di elettroliti, debolezza e impossibilità a guidare, ho attivato il servizio di emergenza 118 e venivo trasportato al Pronto Soccorso. 

 All’arrivo erano presenti operatori sanitari e la Dott.ssa Dora Bartolotta.

 Durante le prime fasi dell’accesso: venivano espressi rimproveri verbali da parte di personale infermieristico riguardo all’utilizzo del 118 venivo invitato implicitamente a evitare in futuro tale modalità di accesso il tono risultava percepito come non accogliente in relazione allo stato di debolezza clinica .

Nel corso della notte successiva (30 → 31 dicembre): veniva avviata terapia infusionale con elettroliti si verificava un episodio in cui un infermiere mi rimproverava, ad alta voce, per il rifiuto del disinfettante cutaneo un ulteriore infermiere manifestava difficoltà a proseguire l’assistenza a causa della mia richiesta di mantenere posizione semi-seduta (per respiro e comfort).

  Durante il cambio turno (giorni successivi): intervenivano il Dott. Angelo Zito e successivamente la Dott.ssa Claudia Melilli veniva espresso un rimprovero relativo all’utilizzo del 118 per perdita elettrolitica, con indicazione che in futuro tale accesso avrebbe potuto essere considerato improprio Io tentavo di spiegare: sintomi perdita di peso significativa (da maggio  fino a dicembre 2025 circa 15–20 kg) andamento della diarrea senza percepire adeguata attenzione clinica alle cause. In tale fase percepivo: difficoltà comunicativa orientamento alla gestione sintomatica senza approfondimento etiologico clima relazionale condizionato da eventi precedenti. 📖 31 dicembre 2025 — (assistenza, comunicazione, clima relazionale) e 1 gennaio (prelievi, flebo, dolore) fase gennaio 2026 Nel corso della giornata del 31 dicembre 2025, rimanevo in osservazione presso il Pronto Soccorso con prosecuzione della terapia infusionale elettrolitica. Durante la giornata: la condizione clinica risultava caratterizzata da debolezza, disidratazione e instabilità digestiva tentavo più volte di spiegare la continuità dei sintomi (diarrea, perdita elettroliti, perdita di peso, difficoltà digestive, pancreas) veniva percepita una limitata attenzione all’indagine delle cause (gastrointestinali, metaboliche, elettrolitiche), con prevalente gestione sintomatica Sul piano relazionale: il clima risultava variabile a seconda del personale in turno alcuni operatori mantenevano atteggiamento neutro o corretto altri manifestavano atteggiamenti percepiti come distaccati o condizionati da precedenti comunicazioni inviate da me alla Direzione. In particolare, riferivo la sensazione che la mia situazione clinica venisse interpretata in modo riduttivo (es. “mangiare e bere di più”) senza adeguata valutazione delle cause della diarrea e della perdita elettrolitica. Nel corso della giornata non risultavano avviati approfondimenti diagnostici mirati alla causa del disturbo intestinale, nonostante la ripetuta segnalazione dei sintomi. La permanenza proseguiva nella notte successiva. 📖 Gennaio 2026 — accessi successivi e continuità assistenziale 📅 1 gennaio 2026 — eventi infermieristici (prelievo, flebo, dolore, gestione accesso venoso) Nella mattina del 1 gennaio 2026 veniva eseguito un prelievo ematico. Per la prima volta durante il ricovero osservazionale, il prelievo veniva effettuato sul braccio sinistro, mentre nei giorni precedenti erano stati utilizzati prevalentemente il braccio destro e gli accessi già presenti. L’infermiere che eseguiva il prelievo risultava essere lo stesso operatore che la sera del 30 dicembre mi aveva rimproverato con tono elevato. Inizialmente esitante, consentivo comunque la procedura. Durante il prelievo: l’inserimento dell’ago veniva percepito come eccessivamente profondo veniva segnalato dolore immediato il prelievo veniva eseguito con aspirazione rapida tramite siringa, percepita come dolorosa la segnalazione del dolore non determinava modifica della manovra. Nei giorni precedenti, i prelievi effettuati sul braccio destro erano stati percepiti come più delicati e non avevano lasciato segni evidenti. 📅 Successivamente nella stessa giornata — terapia infusionale Successivamente, nella stessa giornata, veniva proseguita la terapia infusionale elettrolitica tramite accesso venoso. Durante la somministrazione serale: un altro infermiere collegava la flebo in modo percepito come poco delicato la velocità di infusione veniva inizialmente impostata troppo elevata si manifestava sensazione di freddo e dolore lungo il braccio Chiedevo di ridurre la velocità. la richiesta non veniva immediatamente accolta intervenivo autonomamente regolando la velocità. Al rientro, l’operatore rimproverava tale intervento. 📅 Segnalazione di bolle d’aria nella flebo Successivamente segnalavo la presenza di bolle d’aria nel tubo della flebo. La segnalazione veniva inizialmente minimizzata riferivo dolore e preoccupazione. 📅 Aspetti relazionali durante l’episodio Durante lo stesso episodio: l´ infermiere affermava che altri colleghi “facevano ciò che il paziente chiedeva”, mentre lui no, frase percepita come indicativa di un approccio rigido. Nel corso di uno scambio verbale: l’operatore reagiva con tono elevato invitandomi a non utilizzare il termine “ignoranza” percepito come rimprovero. In quella serata risultava presente in turno anche la Dott.ssa Bartolotta. A fronte della persistenza della segnalazione: Mi recavo presso l’ufficio medico era presente la Dott.ssa Dora Bartolotta. Veniva quindi chiamato un altro infermiere che sistemava la linea infusionale. Nonostante ciò: l’ago rimaneva percepito come troppo profondo e doloroso 📅 Evoluzione nei giorni successivi Nei giorni successivi comparivano: ecchimosi diffuse sul braccio sinistro (documentate fotograficamente) dolore persistente alterazione cromatica (blu, viola, giallo) Collego tali esiti: alla profondità dell’ago alla modalità del prelievo rapido alla gestione percepita come poco delicata della flebo 📖 Periodo successivo alla dimissione del 2 gennaio 2026 Dopo la dimissione del 2 gennaio 2026, ho continuato ad accedere al Pronto Soccorso in modo intermittente a causa della persistenza di: disturbi intestinali (diarrea, difficoltà digestive) sensazione di perdita di elettroliti debolezza fisica necessità di monitoraggio clinico Gli accessi risultavano: non costanti ma legati alla comparsa dei sintomi e alla percezione di peggioramento 📅 Relazione con il personale sanitario Riferisco che, in questo periodo: il rapporto con parte del personale risultava variabile alcuni operatori mantenevano atteggiamento neutrale o collaborativo altri mostravano atteggiamenti percepiti come distaccati, frettolosi o influenzati da precedenti comunicazioni inviate alla Direzione nel 2025 📅 Evoluzione della percezione personale Percepivo: una difficoltà progressiva ad accedere al servizio con serenità non per rifiuto delle cure ma per timore di incomprensioni comunicative e relazionali In diversi accessi: veniva effettuata gestione sintomatica non sempre venivano approfondite le possibili cause del quadro gastro-intestinale riferivo ripetutamente il timore per la perdita di elettroliti e il calo ponderale 📅 Conseguenze nel periodo di gennaio Nel periodo di gennaio ho quindi sviluppato: maggiore prudenza negli accessi tendenza a recarmi quando percepivo presenza di personale ritenuto più neutrale preoccupazione per la continuità assistenziale Un accesso positivo al 21 gennaio. 📖 31 dicembre 2025 — giornata completa (assistenza, comunicazione, clima relazionale) Nel corso della giornata del 31 dicembre 2025, rimanevo in osservazione presso il Pronto Soccorso con prosecuzione della terapia infusionale elettrolitica. Durante la giornata: la condizione clinica risultava caratterizzata da debolezza, disidratazione e instabilità digestiva tentavo più volte di spiegare la continuità dei sintomi (diarrea, perdita elettroliti, perdita di peso, difficoltà digestive, pancreas) veniva percepita una limitata attenzione all’indagine delle cause (gastrointestinali, metaboliche, elettrolitiche), con prevalente gestione sintomatica Sul piano relazionale: il clima risultava variabile a seconda del personale in turno alcuni operatori mantenevano atteggiamento neutro o corretto altri manifestavano atteggiamenti percepiti come distaccati o condizionati da precedenti comunicazioni inviate da me alla Direzione In particolare, riferivo la sensazione che la mia situazione clinica venisse interpretata in modo riduttivo (es. “mangiare e bere di più”) senza adeguata valutazione delle cause della diarrea e della perdita elettrolitica. Nel corso della giornata non risultavano avviati approfondimenti diagnostici mirati alla causa del disturbo intestinale, nonostante la ripetuta segnalazione dei sintomi. La permanenza proseguiva nella notte successiva. 📖 Gennaio 2026 — accessi successivi e continuità assistenziale 📅 1 gennaio 2026 — eventi infermieristici (prelievo, flebo, dolore, gestione accesso venoso) Nella mattina del 1 gennaio 2026 veniva eseguito un prelievo ematico. Per la prima volta durante il ricovero osservazionale, il prelievo veniva effettuato sul braccio sinistro, mentre nei giorni precedenti erano stati utilizzati prevalentemente il braccio destro e gli accessi già presenti. L’infermiere che eseguiva il prelievo risultava essere lo stesso operatore che la sera del 30 dicembre mi aveva rimproverato con tono elevato. Inizialmente esitante, consentivo comunque la procedura. Durante il prelievo: l’inserimento dell’ago veniva percepito come eccessivamente profondo veniva segnalato dolore immediato il prelievo veniva eseguito con aspirazione rapida tramite siringa, percepita come dolorosa la segnalazione del dolore non determinava modifica della manovra Nei giorni precedenti, i prelievi effettuati sul braccio destro erano stati percepiti come più delicati e non avevano lasciato segni evidenti. 📅 Successivamente nella stessa giornata — terapia infusionale Successivamente, nella stessa giornata, veniva proseguita la terapia infusionale elettrolitica tramite accesso venoso. Durante la somministrazione serale: un altro infermiere collegava la flebo in modo percepito come poco delicato la velocità di infusione veniva inizialmente impostata troppo elevata si manifestava sensazione di freddo e dolore lungo il braccio Chiedevo di ridurre la velocità. la richiesta non veniva immediatamente accolta intervenivo autonomamente regolando la velocità Al rientro, l’operatore rimproverava tale intervento. 📅 Segnalazione di bolle d’aria nella flebo Successivamente segnalavo la presenza di bolle d’aria nel tubo della flebo. la segnalazione veniva inizialmente minimizzata riferivo dolore e preoccupazione A fronte della persistenza della segnalazione: l’operatore si recava presso l’ufficio medico era presente la Dott.ssa Dora Bartolotta Veniva quindi chiamato un altro infermiere che sistemava la linea infusionale. Nonostante ciò: l’ago rimaneva percepito come troppo profondo e doloroso 📅 Evoluzione nei giorni successivi Nei giorni successivi comparivano: ecchimosi diffuse sul braccio sinistro (documentate fotograficamente) dolore persistente alterazione cromatica (blu, viola, giallo) Collego tali esiti: alla profondità dell’ago alla modalità del prelievo rapido alla gestione percepita come poco delicata della flebo 📅 Aspetti relazionali durante l’episodio Durante lo stesso episodio: un infermiere affermava che altri colleghi “facevano ciò che il paziente chiedeva”, mentre lui no frase percepita come indicativa di un approccio rigido Nel corso di uno scambio verbale: l’operatore reagiva con tono elevato invitandomi a non utilizzare il termine “ignoranza” percepito come rimprovero In quella serata risultava presente in turno anche la Dott.ssa Bartolotta. 📖 Periodo successivo alla dimissione del 2 gennaio 2026 Dopo la dimissione del 2 gennaio 2026, ho continuato ad accedere al Pronto Soccorso in modo intermittente a causa della persistenza di: disturbi intestinali (diarrea, difficoltà digestive) sensazione di perdita di elettroliti debolezza fisica necessità di monitoraggio clinico Gli accessi risultavano: non costanti ma legati alla comparsa dei sintomi e alla percezione di peggioramento 📅 Relazione con il personale sanitario Riferisco che, in questo periodo: il rapporto con parte del personale risultava variabile alcuni operatori mantenevano atteggiamento neutrale o collaborativo altri mostravano atteggiamenti percepiti come distaccati, frettolosi o influenzati da precedenti comunicazioni inviate alla Direzione nel 2025 📅 Evoluzione della percezione personale Percepivo: una difficoltà progressiva ad accedere al servizio con serenità non per rifiuto delle cure ma per timore di incomprensioni comunicative e relazionali In diversi accessi: veniva effettuata gestione sintomatica non sempre venivano approfondite le possibili cause del quadro gastro-intestinale riferivo ripetutamente il timore per la perdita di elettroliti e il calo ponderale 📅 Conseguenze nel periodo di gennaio Nel periodo di gennaio ho quindi sviluppato: maggiore prudenza negli accessi tendenza a recarmi quando percepivo presenza di personale ritenuto più neutrale preoccupazione per la continuità assistenziale Un accesso positivo al 21 gennaio. 👉 Mi fermo qui per mantenere il ritmo corretto. Nel prossimo blocco continuo con: Febbraio 2026 — difficoltà di accesso 20 febbraio — caduta 21 febbraio — radiografie e evento centrale (privacy e relazione) Scrivi pure: 👉 “continua” e andiamo avanti, sempre senza perdere nemmeno un dettaglio. Si, continua :D Perfetto, continuo — sempre integrale, dettagliato, senza abbreviazioni, mantenendo il tuo stile narrativo-documentale. 📖 Febbraio 2026 — progressiva difficoltà di accesso Nel corso di febbraio 2026 riferisco: aumento della difficoltà ad accedere con tranquillità al Pronto Soccorso percezione di clima relazionale non sempre chiaro timore che precedenti comunicazioni fossero conosciute da più operatori oltre il necessario ambito clinico Preciso di aver mantenuto riservatezza durante gli accessi e di non aver divulgato contenuti personali a pazienti o personale se non per finalità cliniche. 📖 20 febbraio 2026 — caduta Nel pomeriggio del 20 febbraio 2026 (circa ore 13:20), riferisco una caduta in un supermercato a causa di pavimento scivoloso e scarpe bagnate. Dinamica riferita: caduta sulla parte destra del corpo (anca / gluteo destro) impatto con compensazione del braccio destro breve cefalea durata circa 1–2 minuti e poi risolta Inizialmente rientravo a casa e osservavo l’evoluzione dei sintomi. Dopo circa 7 ore decidevo di recarmi al Pronto Soccorso. In tale occasione veniva riferito che il servizio radiologico non era disponibile e veniva suggerito di tornare il giorno successivo. 📖 21 febbraio 2026 — accesso, radiografie ed eventi relazionali (evento rilevante) Il 21 febbraio 2026 mi recavo nuovamente al Pronto Soccorso (circa ore 11:00). Dopo attesa di circa due ore: venivano eseguite radiografie (bacino, tratto lombare, emitorace) la procedura veniva percepita come rapida e orientata alla conclusione veloce del percorso non mi venivano mostrate le immagini radiologiche veniva comunicato verbalmente che “non risultava nulla” Riferisco che: non mi veniva consentita visione diretta delle immagini mi veniva comunicato che le immagini erano già state inviate al Pronto Soccorso anche in Pronto Soccorso non venivano mostrate né discusse insieme Veniva proposta terapia sintomatica (antidolorifico / antinfiammatorio), rifiutata da me in assenza di riscontro clinico spiegato. 📅 Elementi clinici riferiti nello stesso accesso Riferivo inoltre: episodio di diarrea la notte precedente con possibile disidratazione necessità di considerare il quadro generale e non solo il trauma lombare percezione che l’attenzione fosse concentrata solo sull’aspetto ortopedico 📖 Aspetti relazionali riferiti il 21 febbraio Durante l’accesso del 21 febbraio riferisco: conversazioni tra operatori riguardanti eventi passati discussioni avviate da personale su precedenti vicende sanitarie presenza di commenti percepiti come ironici o svalutanti momenti di distrazione del personale durante la visita Descrivo di aver mantenuto atteggiamento collaborativo e di aver evitato conflitti, anche rispondendo con tono conciliativo. 📖 Aspetto privacy (evento centrale) Riferisco che più operatori risultavano a conoscenza di comunicazioni precedentemente inviate alla Direzione. Medici presenti il 21.02.2026: Dr.ssa Dora Bartolotta Dr.ssa Marina Santiglia Non sono in grado di indicare: modalità canali responsabilità specifiche Tuttavia tale circostanza ha generato: preoccupazione per la tutela della riservatezza percezione di possibile condizionamento relazionale difficoltà ad accedere al servizio con serenità eventuali danni causati da ignoranza e negligenza 📖 Sintesi del periodo 2 gennaio → 21 febbraio Il periodo successivo alla dimissione è caratterizzato da: sintomi persistenti accessi intermittenti rapporto relazionale variabile con il personale crescente preoccupazione per continuità assistenziale e privacy Evento del 21 febbraio 2026 percepito come momento rilevante per: radiografie non condivise gestione ritenuta rapida elementi relazionali percepiti come critici rafforzamento della richiesta di tutela della riservatezza e di accesso sereno alle cure 📌 Richieste conseguenti Con la presente si chiede: di verificare il percorso assistenziale relativo agli accessi indicati di garantire che i dati personali e sanitari siano trattati esclusivamente per finalità assistenziali e nel rispetto della normativa vigente di assicurare che eventuali comunicazioni interne avvengano nei limiti strettamente necessari alla gestione clinica di favorire un contesto assistenziale neutrale, privo di pregiudizi e basato su comunicazione chiara di consentire, quando possibile, la condivisione con il paziente degli esami eseguiti (inclusa la visione delle immagini diagnostiche) di garantire continuità assistenziale rispetto al quadro riferito (disturbi gastrointestinali, equilibrio elettrolitico, stato generale) 📖 Finalità della comunicazione La presente comunicazione è finalizzata a: tutela personale e sanitaria prevenzione di incomprensioni future miglioramento del rapporto con il servizio possibilità di accesso alle cure urgenti con serenità e fiducia Resto disponibile a fornire eventuali chiarimenti e a collaborare con la struttura per una ricostruzione completa. ...Proseguimento della relazione – forma narrativa integrale Nel susseguirsi degli eventi descritti, emerge con sempre maggiore chiarezza una difficoltà non solo clinica, ma anche relazionale e comunicativa all’interno del contesto assistenziale. Il paziente, pur trovandosi in una condizione di debolezza fisica, disidratazione e progressivo peggioramento dei sintomi gastrointestinali, ha continuato a presentarsi al Pronto Soccorso con atteggiamento collaborativo, cercando di fornire informazioni dettagliate sul proprio stato corporeo, sulle sensazioni percepite e sull’evoluzione dei sintomi nel tempo. Tuttavia, nel corso degli accessi successivi, si consolida la percezione di una mancata integrazione tra quanto riferito dal paziente e quanto effettivamente considerato nella valutazione clinica. Il racconto dei sintomi — diarrea persistente, perdita di peso significativa, squilibri elettrolitici percepiti, debolezza marcata, vertigini, sensazioni di quasi svenimento — non sembra tradursi in un percorso diagnostico strutturato volto alla ricerca delle cause sottostanti. Le indicazioni ricevute rimangono, nella maggior parte dei casi, generiche, orientate alla gestione superficiale del sintomo, senza un approfondimento etiologico adeguato. In questo contesto, il paziente sviluppa progressivamente una duplice difficoltà: da un lato, una condizione clinica che continua a manifestarsi e a evolvere senza risposte chiare; dall’altro, una crescente sensazione di non essere pienamente ascoltato e compreso nel proprio vissuto corporeo. La dimensione relazionale e comunicativa Parallelamente agli aspetti clinici, assume un ruolo centrale la dimensione relazionale. Nel corso degli accessi, il paziente riferisce un’alternanza tra operatori disponibili, attenti e collaborativi, e altri atteggiamenti percepiti come distaccati, frettolosi o talvolta improntati a una comunicazione poco chiara. In alcune circostanze, vengono percepiti rimproveri verbali, osservazioni espresse con tono non accogliente e atteggiamenti che sembrano orientati più alla gestione rapida del flusso dei pazienti che alla comprensione individuale del caso. Tali esperienze contribuiscono a generare un progressivo stato di tensione interna, non legato a un rifiuto delle cure, ma al timore di trovarsi nuovamente in situazioni comunicative non chiare o conflittuali. Il Pronto Soccorso, da luogo di cura, viene progressivamente percepito anche come ambiente relazionale complesso, nel quale l’accesso diventa emotivamente difficile. La questione della riservatezza Un ulteriore elemento che assume rilevanza nel racconto è rappresentato dalla percezione relativa alla gestione della riservatezza dei dati personali e sanitari. Nel corso degli accessi, il paziente rileva che diversi operatori sanitari sembrano essere a conoscenza di comunicazioni precedentemente inviate alla Direzione. Pur non essendo in grado di identificare modalità, canali o responsabilità specifiche, questa circostanza genera una preoccupazione concreta riguardo alla possibile diffusione interna di informazioni oltre quanto strettamente necessario alla gestione clinica. Il paziente sottolinea di aver sempre mantenuto riservatezza durante gli accessi, condividendo informazioni personali esclusivamente nei limiti del colloquio clinico. La percezione che contenuti sensibili possano essere stati condivisi in modo esteso contribuisce ad aumentare il senso di vulnerabilità e la difficoltà ad accedere serenamente alle cure. L’evento del 30 marzo 2026 – analisi dell’anamnesi Particolare rilievo assume l’accesso del 30 marzo 2026, nel quale il paziente prende visione della documentazione anamnestica redatta dalla Dott.ssa. In tale contesto, emerge una discrepanza significativa tra quanto riportato nel documento medico e quanto effettivamente riferito dal paziente. L’anamnesi riporta: “APR: Nega” “TD: Nega” Negazione di allergie e farmaci Negazione di trauma recente Indicazione di dolore cronico da trauma pregresso Il paziente contesta tali affermazioni in modo dettagliato, evidenziando quanto segue: Non ha mai negato la propria storia clinica passata; al contrario, sottolinea che tale storia non è stata adeguatamente raccolta né approfondita. La dicitura “TD: Nega” viene considerata priva di fondamento, in quanto la valutazione di traumi passati non può essere stabilita senza una conoscenza completa della storia personale del paziente. La negazione di allergie e farmaci viene ritenuta inesatta, poiché il paziente aveva esplicitamente richiesto e accettato la somministrazione di soluzioni elettrolitiche, distinguendo chiaramente tra queste e altri farmaci. Particolarmente rilevante è la contestazione della frase “nega trauma recente”. Il paziente ribadisce con chiarezza che il trauma recente esiste ed è rappresentato dalla caduta del 20 febbraio nel supermercato. Tale evento costituisce, secondo il paziente, un punto centrale dell’intero quadro clinico successivo. La trasformazione di questo evento in “dolore cronico da trauma pregresso” viene percepita come una distorsione della realtà clinica, con implicazioni significative sulla corretta interpretazione dei sintomi. Osservazioni sulla qualità della valutazione clinica: Il paziente descrive inoltre che, sia durante l’accesso del 21 febbraio sia in quello del 30 marzo, le valutazioni mediche e gli esami radiologici sono stati eseguiti in modo percepito come rapido e poco approfondito. In particolare: le radiografie non sono state condivise visivamente con il paziente; non è stata effettuata una valutazione congiunta delle immagini; non è stato possibile indicare direttamente il punto in cui il paziente percepisce uno spostamento della colonna lombosacrale. Questo elemento assume per me un’importanza fondamentale, in quanto rappresenta una richiesta di partecipazione attiva al processo diagnostico. La mancata collaborazione in tal senso viene vissuta come una chiusura del dialogo clinico. Interferenze relazionali durante la visita Un ulteriore elemento descritto riguarda la presenza, durante le visite, di momenti di distrazione del personale. In particolare, viene riferito che un infermiere interagiva con la Dott.ssa in modo scherzoso e continuativo, interferendo con il momento della valutazione clinica. Percepisco che tale dinamica abbia compromesso la qualità dell’attenzione medica, contribuendo a una valutazione ritenuta superficiale e frettolosa. Inoltre, viene riportata la sensazione di essere stato rappresentato, attraverso giochi di parole, come intellettualmente inadeguato. Questo elemento, pur soggettivo, assume nel racconto un peso significativo, in quanto incide sulla percezione di rispetto e dignità all’interno della relazione di cura. Conclusione di questa sezione Alla luce di quanto descritto, io ribadisco che la propria posizione non è oppositiva nei confronti del sistema sanitario, ma orientata alla ricerca di una collaborazione terapeutica reale. Una collaborazione fondata su: ascolto effettivo dei sintomi riferiti; valutazione condivisa delle informazioni cliniche; trasparenza nella comunicazione; rispetto della dignità e della percezione soggettiva del paziente; integrazione tra osservazione medica e esperienza diretta del corpo vissuto. roseguimento – parte successiva della relazione integrale Nel proseguire della ricostruzione degli eventi, si rende necessario soffermarsi su un elemento che attraversa l’intero percorso descritto: il rapporto tra percezione corporea soggettiva e interpretazione clinica oggettiva. Il paziente evidenzia con chiarezza di possedere una conoscenza diretta e continuativa del proprio corpo, maturata nel tempo attraverso l’esperienza quotidiana, l’attività fisica, e l’osservazione delle variazioni interne in relazione agli eventi esterni e agli interventi sanitari ricevuti. Questa conoscenza non viene presentata come alternativa alla medicina, ma come elemento complementare, che — se adeguatamente considerato — può contribuire in modo significativo alla valutazione clinica. Nel corso degli accessi, tuttavia, il paziente percepisce che tale dimensione soggettiva non venga integrata nel processo decisionale medico. Le sensazioni corporee riferite — come variazioni di equilibrio elettrolitico, correlazioni tra disturbi intestinali e stato generale, percezioni localizzate nella zona lombosacrale — vengono frequentemente ridotte a elementi secondari o non approfonditi. Il corpo come sistema unitario Un punto centrale della riflessione riguarda la concezione del corpo umano come sistema unitario integrato. Il paziente sottolinea che i diversi sintomi non possono essere interpretati in modo isolato: la diarrea persistente, la perdita di elettroliti, la debolezza generale, le vertigini, le difficoltà digestive, il dolore lombosacrale, sono percepiti come parti di un unico processo interconnesso. In questa prospettiva, la possibile alterazione della zona lombosacrale — conseguente al trauma del 20 febbraio — viene considerata non solo come evento ortopedico isolato, ma come elemento potenzialmente in relazione con altre funzioni corporee, incluse quelle gastrointestinali. La mancata considerazione di queste possibili correlazioni viene vissuta come una frammentazione del processo diagnostico. Esperienza diretta e reazioni ai trattamenti Il paziente descrive inoltre episodi specifici nei quali ha osservato reazioni immediate del proprio organismo a interventi sanitari. Particolare rilievo assume l’episodio della somministrazione endovenosa contenente glucosio, non preventivamente comunicata come tale. A seguito della somministrazione, il paziente riferisce: sensazioni anomale lungo il braccio, percezioni insolite in sede perioculare, che vengono interpretate come reazione diretta all’infusione. A fronte di tale segnalazione: il medico interviene tempestivamente, sospende la somministrazione, sostituisce la soluzione, Nei giorni successivi, il paziente osserva: prurito, eruzione cutanea, mostrate successivamente al medico. Questo episodio viene riportato come esempio di come l’ascolto immediato del paziente possa contribuire a modificare l’intervento terapeutico in tempo reale. La richiesta di collaborazione terapeutica Nel corso dell’intero documento emerge con coerenza una richiesta precisa: non un rifiuto delle cure, ma una richiesta di partecipazione consapevole. Il paziente chiede che il processo terapeutico si basi su: informazione preventiva chiara, consenso realmente informato, possibilità di dialogo, valutazione condivisa delle opzioni, personalizzazione delle procedure, e soprattutto: considerazione delle osservazioni soggettive come dati clinicamente rilevanti. Il ruolo dei protocolli Viene riconosciuto il valore fondamentale dei protocolli clinici come strumenti di sicurezza e standardizzazione. Tuttavia, viene evidenziato che la loro applicazione rigida può, in alcune circostanze, limitare: il dialogo, la flessibilità decisionale, l’adattamento al caso specifico. Il paziente non mette in discussione la necessità dei protocolli, ma sottolinea la necessità di integrarli con una valutazione individuale. La figura del medico collaborativo All’interno del percorso, viene descritta anche una figura positiva: il medico definito “cooperativo”. Questo medico si distingue per: ascolto attivo dei sintomi, disponibilità al confronto, valutazione condivisa delle possibilità terapeutiche, capacità di spiegare eventuali dinieghi, attenzione a evitare procedure non necessarie, Questa esperienza viene riportata come esempio concreto di relazione terapeutica efficace. Impatto sulla vita quotidiana Le conseguenze del quadro clinico e delle difficoltà assistenziali si estendono alla vita quotidiana. Il paziente riferisce: riduzione significativa delle capacità fisiche, affaticamento rapido, impossibilità di svolgere attività sportive, limitazione delle attività artistiche, in particolare: l’impossibilità di praticare il tip-tap (tap dancing / Steptanz), attività svolta per anni con continuità e passione. Questa perdita non è solo funzionale, ma anche identitaria, incidendo sulla qualità della vita e sul benessere complessivo. Dimensione emotiva e psicologica Sebbene il documento mantenga un tono prevalentemente descrittivo, emerge una dimensione emotiva significativa: frustrazione per la mancanza di risposte chiare, preoccupazione per lo stato di salute, senso di vulnerabilità, difficoltà a fidarsi pienamente del contesto assistenziale, e allo stesso tempo: volontà di collaborazione, ricerca di chiarezza, desiderio di costruire un rapporto corretto con il sistema sanitario. Verso la conclusione del documento Il paziente ribadisce che l’intera comunicazione ha finalità di: documentazione, chiarimento, prevenzione di incomprensioni future, miglioramento del rapporto con il servizio sanitario, e soprattutto: garanzia di accesso alle cure in un contesto sereno, neutrale e rispettoso.

continua ... 

Nel pomeriggio del 20 febbraio 2026, intorno alle ore 13:20, sono scivolato all’interno di un supermercato. Il pavimento era bagnato e scivoloso, e anche le mie scarpe erano umide a causa della pioggia. La caduta è avvenuta sul lato destro del corpo, in particolare sull’anca e sul gluteo destro, con un movimento di compensazione del braccio destro. Subito dopo l’impatto ho avvertito un breve episodio di mal di testa, durato circa uno o due minuti, che poi si è attenuato. In quel momento sono rientrato a casa per osservare l’evoluzione dei sintomi, ma nel corso delle ore successive ho iniziato a percepire un peggioramento, soprattutto nella zona lombare e sacrale, con una sensazione interna di spostamento che non veniva visibilmente considerata.

Dopo circa sette ore ho deciso di recarmi al Pronto Soccorso. Una volta arrivato, mi è stato detto che il servizio radiologico non era disponibile e che avrei dovuto tornare il giorno successivo. Questa situazione mi ha lasciato senza una valutazione immediata, nonostante il trauma e i sintomi già presenti.

Il giorno successivo, il 21 febbraio 2026, sono tornato al Pronto Soccorso intorno alle ore 11:00. Dopo circa due ore di attesa sono state eseguite delle radiografie al bacino, alla zona lombare e all’emitorace. Tuttavia, l’intero processo è stato estremamente rapido, svolto in modo sbrigativo, con l’impressione che l’obiettivo fosse concludere velocemente la visita piuttosto che comprendere realmente la situazione. Non mi è stato permesso di vedere le immagini radiologiche, né durante l’esame né successivamente. Mi è stato semplicemente detto verbalmente che “non c’era nulla”.

Io però percepivo chiaramente che qualcosa non era a posto, in particolare una piccola alterazione nella zona lombare sacrale. Proprio per questo, nei giorni successivi ho richiesto più volte di poter visionare le radiografie insieme a un medico, per indicare esattamente il punto in cui percepivo lo spostamento. Questa richiesta mi è stata negata sia il 21 febbraio sia successivamente il 30 marzo.

Durante l’accesso del 21 febbraio, oltre agli aspetti clinici, ho vissuto anche una situazione relazionale difficile. Ho percepito che parte del personale non era concentrata sulla visita. In particolare, un infermiere interagiva continuamente con la dottoressa con atteggiamenti di scherzo e distrazione, arrivando a distogliere l’attenzione dalla valutazione medica. Questo comportamento ha interferito direttamente con la qualità dell’esame. La visita è stata breve, superficiale e non approfondita. Ho avuto la sensazione di non essere preso sul serio, come se attraverso giochi di parole e atteggiamenti venissi indirettamente presentato come poco credibile o non adeguato.

Nonostante ciò, ho mantenuto un atteggiamento collaborativo, cercando di spiegare con precisione i miei sintomi, inclusi episodi recenti di diarrea, possibile disidratazione e perdita di elettroliti. Tuttavia, l’attenzione è rimasta focalizzata quasi esclusivamente sull’aspetto ortopedico, senza considerare il quadro generale.

Nei giorni e nelle settimane successive, i sintomi non sono scomparsi. Ho continuato a percepire dolore nella zona lombare sacrale, debolezza, e una connessione tra la zona lombare e il sistema addominale, in particolare colon e digestione. Per questo motivo, il 28 febbraio ho richiesto una seconda radiografia, con l’intento di avere una visione più chiara della situazione. Questa radiografia è stata poi da me acquistata il 30 marzo, proprio perché volevo finalmente poterla analizzare insieme a una dottoressa e mostrare concretamente ciò che percepivo nel mio corpo.

Il 30 marzo 2026 mi sono recato nuovamente al Pronto Soccorso. Anche in questa occasione ho chiesto esplicitamente di guardare insieme la radiografia, per indicare con precisione il punto in cui vedevo lo spostamento della colonna lombare sacrale. La dottoressa ha rifiutato questa collaborazione. Non è stato possibile avere un confronto diretto sull’immagine, nonostante fosse un elemento fondamentale per comprendere la mia situazione.

Durante questa visita è stata redatta un’anamnesi che considero completamente errata e distorta rispetto a ciò che ho realmente comunicato. È stato scritto che io “nego” la mia storia clinica passata (APR), cosa che non corrisponde alla verità. Io non ho mai negato le mie condizioni precedenti; semplicemente la dottoressa non conosceva la mia storia e ha inserito questa informazione senza una reale base. Allo stesso modo è stato indicato che nego traumi distanti (TD), cosa priva di senso in quel contesto, perché non erano oggetto della visita.

È stato inoltre scritto che nego allergie e farmaci, mentre in realtà sono proprio i medici che in precedenza non hanno considerato o registrato correttamente le mie reazioni. È stato anche riportato che soffro di dolori cronici dovuti a traumi passati, mentre io mi riferivo chiaramente al trauma recente del 20 febbraio. Questo cambia completamente il significato clinico della situazione, trasformando un evento acuto in qualcosa di cronico e quindi riducendone l’importanza.

Un’altra affermazione non corretta è quella secondo cui io avrei negato un trauma recente. Questo è completamente falso, perché il trauma del 20 febbraio è esattamente il motivo per cui mi sono recato al Pronto Soccorso. Questa inversione dei fatti rappresenta una distorsione significativa della realtà.

Anche in questa occasione era presente lo stesso infermiere del 21 febbraio, che aveva già mostrato atteggiamenti di distrazione e interazione inappropriata con la dottoressa. Questo rafforza la mia percezione che l’ambiente non fosse neutrale e che la valutazione fosse influenzata da dinamiche non professionali.

Nel complesso, tra il 20 febbraio e il 30 marzo, ho vissuto una situazione in cui i miei sintomi non sono stati adeguatamente indagati, le mie richieste di collaborazione sono state rifiutate, e la documentazione clinica è stata redatta in modo non conforme a quanto realmente comunicato. Questo ha reso difficile non solo ottenere una diagnosi chiara, ma anche instaurare un rapporto di fiducia con il personale sanitario.

Nel periodo successivo al 21 febbraio fino al 30 marzo la situazione non si è risolta, ma è rimasta presente e costante, con una continuità di sintomi che non sono stati presi in considerazione in modo adeguato. Io ho continuato a percepire chiaramente che il trauma del 20 febbraio non era qualcosa di superficiale o già concluso, ma che aveva lasciato una conseguenza reale nella zona lombare sacrale, con una sensazione precisa di piccolo spostamento che influenzava anche altre aree del corpo.

Questa alterazione non era isolata, ma si collegava direttamente al mio stato generale, in particolare al sistema addominale, al colon e alla digestione. Io percepivo una relazione tra la zona lombare e i disturbi gastrointestinali, inclusi episodi di diarrea, perdita di liquidi e squilibri elettrolitici. Questa connessione non è stata considerata, come se il corpo venisse trattato in modo separato e non come un’unità funzionale.

Nel corso di questo periodo ho cercato più volte di spiegare in modo chiaro e preciso ciò che sentivo nel mio corpo, ma ho avuto la sensazione che queste informazioni non venissero realmente ascoltate o integrate nella valutazione clinica. Le risposte ricevute erano generiche, orientate alla superficie, senza entrare nella causa reale del problema.

Per questo motivo ho richiesto una seconda radiografia il 28 febbraio, proprio con l’intento di avere un’immagine più chiara e poter mostrare concretamente ciò che percepivo. Non si trattava di una richiesta casuale, ma di un tentativo preciso di collaborare attivamente alla comprensione della mia condizione. Ho poi acquistato personalmente questa radiografia il 30 marzo, proprio perché volevo finalmente avere la possibilità di analizzarla insieme a un medico.

Quando mi sono presentato il 30 marzo, la mia intenzione era molto chiara: non solo ricevere una valutazione passiva, ma entrare in un dialogo reale, mostrando esattamente il punto in cui io vedevo la piccola alterazione della colonna lombare sacrale. Nonostante questo, la collaborazione è stata rifiutata. Non mi è stato permesso di guardare insieme l’immagine, né di indicare il punto preciso. Questo ha impedito qualsiasi possibilità di confronto concreto.

In quella stessa occasione ho percepito ancora una volta un approccio sbrigativo, non orientato all’ascolto ma alla chiusura rapida della visita. La documentazione redatta non rifletteva ciò che io avevo realmente comunicato. La mia situazione è stata semplificata e trasformata in qualcosa di diverso, come se il trauma recente non esistesse o fosse irrilevante.

Il fatto che sia stato scritto che io nego un trauma recente rappresenta una distorsione evidente, perché l’intero motivo del mio accesso era proprio quel trauma. Allo stesso modo, la trasformazione dei miei sintomi in “dolori cronici da trauma passato” cambia completamente la realtà dei fatti. Io non ho parlato di un trauma lontano nel tempo, ma di un evento preciso, recente, con conseguenze ancora presenti.

Questa modalità di registrazione crea una distanza tra ciò che io vivo nel mio corpo e ciò che viene riportato ufficialmente. Questa distanza non è solo formale, ma ha conseguenze reali, perché influisce su come la mia situazione viene interpretata e gestita.

Allo stesso tempo, la presenza dello stesso infermiere già coinvolto il 21 febbraio, con atteggiamenti di distrazione e interazione non professionale con la dottoressa, ha contribuito a rafforzare la mia percezione di un ambiente non neutrale. La ripetizione di queste dinamiche rende difficile avere fiducia nel fatto che la valutazione avvenga in modo oggettivo.

Nel corso di questo periodo ho continuato a convivere con dolore, debolezza e una sensazione costante che qualcosa non fosse stato compreso. Non si trattava di un miglioramento progressivo, ma di una condizione che rimaneva stabile o peggiorava, senza un’indagine reale delle cause.

Io non ho mai rifiutato il dialogo, non ho mai evitato la collaborazione. Al contrario, ho cercato attivamente di partecipare, di spiegare, di mostrare, di collegare i sintomi. La mia richiesta era semplice: essere ascoltato e poter lavorare insieme al medico per comprendere ciò che stava accadendo.

Quello che ho incontrato, invece, è stata una difficoltà costante nel creare questo tipo di collaborazione. Le mie osservazioni non venivano integrate, le mie richieste venivano respinte, e la mia esperienza diretta del corpo non veniva considerata come un elemento clinico rilevante.

Questo ha portato a una situazione in cui, tra il 20 febbraio e il 30 marzo, non solo non è stata chiarita la causa dei sintomi, ma si è creata anche una distanza crescente tra me e il sistema sanitario, rendendo sempre più difficile accedere alle cure con fiducia e serenità.

Di seguito dichiaro che contesto l’anamnesi.

Francesco: Mia analisi dell’anamnesi del 30.03.2026 – Prestazione di Pronto Soccorso e rappresentazione completamente errata della mia persona.

Anamnesi: Dott.ssa Santiglia Marina

Medico: APR: Nega
Francesco: Io non nego la mia storia clinica pregressa, inclusi malattie precedenti, traumi, interventi chirurgici e allergie.

Io, Francesco: Il fatto è che la dottoressa ignora e nega tutto questo, perché non conosce la mia storia clinica né il mio percorso di vita.

Medico: TD: Nega
Francesco: Questo si riferisce a traumi avvenuti nel passato e lontani nel tempo rispetto all’evento attuale.

Francesco: Cosa dovrei negare? Questi elementi qui non sono affatto in discussione, e la dottoressa non ne sa assolutamente nulla, quindi non può stabilire ciò che afferma, né dal punto di vista medico né storico.

Medico: Nega allergie e farmaci
Francesco: La verità è che è la dottoressa a negare le mie allergie. Io ho richiesto elettroliti e li ho anche ricevuti; questo non è un rifiuto di farmaci, perché gli elettroliti sono anch’essi una forma di terapia farmacologica.

Medico: Si presenta in Pronto Soccorso con disidratazione, sete e stanchezza
Francesco: Sì, questo è vero, esattamente come il 18 dicembre e nelle numerose occasioni successive, come già documentato sopra.

Medico: Riferisce dolori cronici alla colonna lombare, al bacino e all’anca (da trauma pregresso)
Francesco: Anche questa è una rappresentazione falsa, perché io non ho riferito dolori cronici da trauma passato, ma ho parlato del trauma recente del 20 febbraio. Ciò che viene definito “cronico” è in realtà la conseguenza diretta del trauma avvenuto il 20–21 febbraio, e non di traumi precedenti. Questo significa che i sintomi descritti sono rimasti presenti dal 20–21 febbraio fino al 30 marzo. Lo spostamento della zona lombare influisce anche su altre aree dell’addome, come il colon, e viceversa, e proprio questo viene negato. Questo spostamento posso mostrarlo chiaramente nella seconda radiografia del 28 febbraio, che la dottoressa non ha voluto visionare insieme a me.

Medico: Numerose radiografie e TAC già eseguite
Francesco: Io stesso ho fatto riferimento a queste numerose radiografie. La dottoressa mi ha chiesto il 30 marzo se fosse necessario fare una nuova radiografia. Io ho spiegato che avevo già effettuato numerosi RX e TAC, anche per altri motivi, prescritti dal mio medico di base, quindi indipendenti dal Pronto Soccorso. Anche qui la dottoressa rappresenta i fatti in modo non corretto. Inoltre, il 30 marzo era presente lo stesso infermiere del 21 febbraio, che distraeva la dottoressa con scherzi, come già descritto.

Medico: Nega trauma recente
Francesco: Questo non è vero, è una distorsione dei fatti. Io non nego affatto il trauma recente, anzi, è proprio il motivo per cui mi sono recato al Pronto Soccorso. Il trauma recente è quello già descritto: il 20 febbraio sono scivolato in un supermercato a causa del pavimento bagnato e delle scarpe scivolose.

La stessa dottoressa mi ha visitato il 21 febbraio. Durante la visita era distratta da un infermiere che scherzava e flirtava continuamente con lei, e attraverso giochi di parole mi presentava come intellettualmente inadeguato (“attraverso giochi di parole mi presento come intellettualmente inadeguato”). Questo ha interferito con la visita, che è stata svolta in modo estremamente rapido e superficiale, sia per quanto riguarda la radiografia lombare sacrale del 21 febbraio, sia per la valutazione medica complessiva, in modo sbrigativo, con l’impressione di voler concludere rapidamente e mandare via il paziente.

Allo stesso modo, il 30 marzo, durante la visita, è intervenuta anche un’infermiera che mi ha rimproverato in presenza della dottoressa, senza che quest’ultima intervenisse. L’infermiera mi ha detto che dovevo andare alla guardia medica per farmi somministrare gli elettroliti e che non dovevo tornare al Pronto Soccorso per queste “sciocchezze”. Questa stessa infermiera non mi ha fatto entrare al Pronto Soccorso il 18 febbraio, e il 31 dicembre ha dichiarato che, se fosse dipeso da lei, non mi avrebbe fatto entrare né accettare la sera del 30 dicembre. Si tratta di affermazioni gravi, che rappresentano un pregiudizio e che sono in contrasto con la Costituzione.

 

Di seguito dichiaro che contesto l’anamnesi.

Francesco: Mia analisi dell’anamnesi del 30.03.2026 – Prestazione di Pronto Soccorso e rappresentazione completamente errata della mia persona.

Anamnesi: Dott.ssa Santiglia Marina

Medico: APR: Nega
Francesco: Io non nego la mia storia clinica pregressa, inclusi malattie precedenti, traumi, interventi chirurgici e allergie.

Io, Francesco: Il fatto è che la dottoressa ignora e nega tutto questo, perché non conosce la mia storia clinica né il mio percorso di vita.

Medico: TD: Nega
Francesco: Questo si riferisce a traumi avvenuti nel passato e lontani nel tempo rispetto all’evento attuale.

Francesco: Cosa dovrei negare? Questi elementi qui non sono affatto in discussione, e la dottoressa non ne sa assolutamente nulla, quindi non può stabilire ciò che afferma, né dal punto di vista medico né storico.

Medico: Nega allergie e farmaci
Francesco: La verità è che è la dottoressa a negare le mie allergie. Io ho richiesto elettroliti e li ho anche ricevuti; questo non è un rifiuto di farmaci, perché gli elettroliti sono anch’essi una forma di terapia farmacologica.

Medico: Si presenta in Pronto Soccorso con disidratazione, sete e stanchezza
Francesco: Sì, questo è vero, esattamente come il 18 dicembre e nelle numerose occasioni successive, come già documentato sopra.

Medico: Riferisce dolori cronici alla colonna lombare, al bacino e all’anca (da trauma pregresso)
Francesco: Anche questa è una rappresentazione falsa, perché io non ho riferito dolori cronici da trauma passato, ma ho parlato del trauma recente del 20 febbraio. Ciò che viene definito “cronico” è in realtà la conseguenza diretta del trauma avvenuto il 20–21 febbraio, e non di traumi precedenti. Questo significa che i sintomi descritti sono rimasti presenti dal 20–21 febbraio fino al 30 marzo. Lo spostamento della zona lombare influisce anche su altre aree dell’addome, come il colon, e viceversa, e proprio questo viene negato. Questo spostamento posso mostrarlo chiaramente nella seconda radiografia del 28 febbraio, che la dottoressa non ha voluto visionare insieme a me.

Medico: Numerose radiografie e TAC già eseguite
Francesco: Io stesso ho fatto riferimento a queste numerose radiografie. La dottoressa mi ha chiesto il 30 marzo se fosse necessario fare una nuova radiografia. Io ho spiegato che avevo già effettuato numerosi RX e TAC, anche per altri motivi, prescritti dal mio medico di base, quindi indipendenti dal Pronto Soccorso. Anche qui la dottoressa rappresenta i fatti in modo non corretto. Inoltre, il 30 marzo era presente lo stesso infermiere del 21 febbraio, che distraeva la dottoressa con scherzi, come già descritto.

Medico: Nega trauma recente
Francesco: Questo non è vero, è una distorsione dei fatti. Io non nego affatto il trauma recente, anzi, è proprio il motivo per cui mi sono recato al Pronto Soccorso. Il trauma recente è quello già descritto: il 20 febbraio sono scivolato in un supermercato a causa del pavimento bagnato e delle scarpe scivolose.

La stessa dottoressa mi ha visitato il 21 febbraio. Durante la visita era distratta da un infermiere che scherzava e flirtava continuamente con lei, e attraverso giochi di parole mi presentava come intellettualmente inadeguato (“attraverso giochi di parole mi presento come intellettualmente inadeguato”). Questo ha interferito con la visita, che è stata svolta in modo estremamente rapido e superficiale, sia per quanto riguarda la radiografia lombare sacrale del 21 febbraio, sia per la valutazione medica complessiva, in modo sbrigativo, con l’impressione di voler concludere rapidamente e mandare via il paziente.

Allo stesso modo, il 30 marzo, durante la visita, è intervenuta anche un’infermiera che mi ha rimproverato in presenza della dottoressa, senza che quest’ultima intervenisse. L’infermiera mi ha detto che dovevo andare alla guardia medica per farmi somministrare gli elettroliti e che non dovevo tornare al Pronto Soccorso per queste “sciocchezze”. Questa stessa infermiera non mi ha fatto entrare al Pronto Soccorso il 18 febbraio, e il 31 dicembre ha dichiarato che, se fosse dipeso da lei, non mi avrebbe fatto entrare né accettare la sera del 30 dicembre. Si tratta di affermazioni gravi, che rappresentano un pregiudizio e che sono in contrasto con la Costituzione.

Oggetto: Segnalazione formale – richiesta di verifica su condotta sanitaria, tutela dei diritti costituzionali e correttezza degli atti clinici (periodo 18.12.2025 – 30.03.2026)

Alla cortese attenzione della Direzione Sanitaria,
dell’Ufficio Legale e dell’Ufficio Privacy,

con la presente io, Francesco, intendo formalmente segnalare e contestare una serie di eventi intercorsi durante i miei accessi al Pronto Soccorso nel periodo compreso tra il 18 dicembre 2025 e il 30 marzo 2026, ritenendo che quanto accaduto presenti profili rilevanti sotto il profilo sanitario, deontologico e giuridico.

Dichiaro sin da subito che la presente non ha finalità diffamatoria, bensì di tutela dei miei diritti fondamentali, con richiesta di verifica oggettiva dei fatti.

Nel corso degli accessi sopra indicati mi sono presentato con sintomi reali e documentati, tra cui disturbi gastrointestinali persistenti, diarrea con perdita di liquidi, sospetta disidratazione, squilibri elettrolitici, debolezza marcata, vertigini, nonché, successivamente al 20 febbraio 2026, esiti traumatici a carico della regione lombare sacrale a seguito di caduta accidentale.

Nonostante la persistenza e la coerenza del quadro clinico, rilevo quanto segue.

In primo luogo, si sono verificate criticità nella presa in carico clinica, con gestione prevalentemente sintomatica e assenza di adeguato approfondimento eziologico, in particolare in relazione alla diarrea persistente, alla perdita di peso e agli squilibri elettrolitici riferiti. Tali elementi, pur ripetutamente segnalati, non risultano essere stati oggetto di un percorso diagnostico strutturato.

In secondo luogo, si evidenziano problematiche rilevanti sotto il profilo della correttezza degli atti sanitari. In particolare, contesto formalmente l’anamnesi redatta in data 30.03.2026, in quanto contenente affermazioni non corrispondenti a quanto da me dichiarato. È stato riportato che io “nego” anamnesi patologica remota (APR), traumi distanti (TD), allergie, farmaci e trauma recente. Tali affermazioni risultano inesatte e configurano una rappresentazione non veritiera della mia posizione clinica. Io non ho mai negato la mia storia sanitaria né il trauma recente del 20 febbraio 2026, che costituisce invece il motivo principale dell’accesso. La registrazione di dati non conformi al dichiarato compromette l’attendibilità dell’atto medico e può incidere sulla correttezza del percorso diagnostico e terapeutico.

Sotto il profilo giuridico, tale condotta può rilevare ai sensi dell’art. 476 e seguenti del Codice Penale (falsità materiale e ideologica in atto pubblico), qualora venga accertata una difformità tra quanto dichiarato dal paziente e quanto riportato nel documento sanitario, che costituisce atto pubblico.

In terzo luogo, si segnalano criticità nella relazione medico-paziente. Durante diversi accessi ho percepito atteggiamenti non neutrali, episodi di rimprovero e interazioni non appropriate, anche in presenza di altri operatori. In particolare, in data 21 febbraio e successivamente il 30 marzo, la visita medica è risultata compromessa da comportamenti distrattivi da parte di personale infermieristico, con interferenze nel corretto svolgimento della valutazione clinica. Inoltre, in data 30 marzo, un’infermiera mi ha rimproverato in presenza del medico, invitandomi a non rivolgermi più al Pronto Soccorso per problematiche definite “sciocchezze” e indirizzandomi alla guardia medica per la gestione della terapia elettrolitica.

Segnalo inoltre che la medesima infermiera, in data 18 febbraio, non mi ha consentito l’accesso al Pronto Soccorso, e successivamente ha dichiarato che non avrebbe autorizzato il mio accesso neppure il 30 dicembre. Tali comportamenti, ove confermati, risultano in contrasto con il diritto di accesso alle cure urgenti.

Sotto il profilo normativo, richiamo espressamente l’art. 32 della Costituzione Italiana, che tutela il diritto fondamentale alla salute come diritto dell’individuo e interesse della collettività, garantendo cure gratuite agli indigenti e imponendo che nessuno possa essere privato dell’accesso alle cure.

Richiamo inoltre i principi della Legge n. 833/1978 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, che garantisce universalità, uguaglianza ed equità nell’accesso ai servizi sanitari, nonché la Legge n. 219/2017 sul consenso informato, che sancisce il diritto del paziente a ricevere informazioni chiare, a partecipare alle decisioni terapeutiche e a esprimere un consenso realmente consapevole.

Nel mio caso, segnalo che in più occasioni non è stata consentita una reale partecipazione al processo decisionale, né la possibilità di visionare esami diagnostici (radiografie), nonostante esplicita richiesta, limitando di fatto il mio diritto alla comprensione e alla condivisione del percorso clinico.

Sotto il profilo della tutela della dignità della persona, richiamo altresì il Codice di Deontologia Medica, che impone al sanitario obblighi di rispetto, ascolto, correttezza e non discriminazione, nonché l’obbligo di basare l’atto medico su informazione, consenso e collaborazione.

Ulteriore elemento di rilievo riguarda la tutela della riservatezza dei dati sanitari. Ho rilevato che diversi operatori risultavano a conoscenza di comunicazioni da me inviate alla Direzione, senza che io ne abbia compreso le modalità di diffusione. Ciò solleva preoccupazioni in merito al rispetto del Regolamento UE 2016/679 (GDPR) e del D.Lgs. 196/2003, in relazione al trattamento dei dati sanitari.

Alla luce di quanto sopra, ritengo che i fatti descritti possano configurare, in via da accertare:

– violazione del diritto costituzionale alla salute (art. 32 Cost.);
– possibile irregolarità nella redazione di atti sanitari (rilevanza ai sensi del Codice Penale);
– criticità nell’accesso alle cure e nella presa in carico clinica;
– violazioni dei principi di consenso informato e partecipazione del paziente;
– possibili irregolarità nella gestione dei dati personali sanitari;
– violazioni dei principi deontologici della professione sanitaria.

Pertanto, con la presente chiedo formalmente:

– l’avvio di una verifica interna sui fatti descritti;
– la revisione della documentazione clinica relativa ai miei accessi;
– la verifica delle modalità di gestione e circolazione dei miei dati sanitari;
– l’adozione di eventuali misure correttive volte a garantire il rispetto dei diritti del paziente;
– la possibilità di accedere e visionare integralmente la documentazione sanitaria che mi riguarda, inclusi gli esami diagnostici eseguiti.

Ribadisco che la mia posizione non è oppositiva nei confronti del sistema sanitario, ma orientata a una collaborazione basata su trasparenza, rispetto reciproco e corretta comunicazione.

La presente viene redatta ai fini di tutela personale e sanitaria e per prevenire il ripetersi di situazioni analoghe.

Resto disponibile a fornire ulteriori chiarimenti e documentazione a supporto.

Distinti saluti
Francesco

OGGETTO: Esposto formale e richiesta di accertamento – possibili violazioni in ambito sanitario, amministrativo e costituzionale – continuità eventi 27–28.04.2025 e periodo 18.12.2025 – 30.03.2026

Destinatari:
Direzione Sanitaria
Ufficio Legale
Ufficio Procedimenti Disciplinari
Ufficio Privacy / DPO
Azienda Sanitaria Provinciale


PREMESSA

Il sottoscritto Francesco espone formalmente quanto segue, al fine di richiedere una verifica approfondita su condotte sanitarie e amministrative che, per modalità, ripetizione e contenuto, appaiono potenzialmente lesive dei diritti fondamentali della persona.

La presente comunicazione si inserisce in continuità con precedente segnalazione/denuncia relativa agli eventi del 27–28 aprile 2025, già documentata e allegata (file Word), che si richiama integralmente quale parte integrante del presente esposto.


RICOSTRUZIONE DEI FATTI (SINTESI GIURIDICA)

Nel periodo compreso tra il 18 dicembre 2025 e il 30 marzo 2026, il sottoscritto ha effettuato accessi ripetuti al Pronto Soccorso per sintomatologia reale, persistente e progressivamente aggravata, comprendente:

– disturbi gastrointestinali (diarrea persistente);
– perdita di liquidi e sospetti squilibri elettrolitici;
– perdita ponderale significativa;
– debolezza marcata e astenia;
– vertigini e sintomi sistemici;
– trauma del 20 febbraio 2026 con coinvolgimento lombosacrale.

Nonostante la reiterazione degli accessi e la coerenza del quadro clinico, si rilevano criticità gravi e ripetute.


1. POSSIBILE VIOLAZIONE DEL DIRITTO ALLA SALUTE (ART. 32 COST.)

L’art. 32 della Costituzione Italiana tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo.

Nel caso specifico si rilevano:

– mancata presa in carico clinica adeguata;
– dimissioni senza approfondimento diagnostico delle cause;
– ostacoli all’accesso al Pronto Soccorso (episodio del 18 febbraio);
– inviti impropri a non utilizzare il servizio di emergenza;
– rifiuto o limitazione di trattamenti (es. difficoltà nella somministrazione di terapia elettrolitica).

Tali elementi, se confermati, configurano una possibile compressione del diritto costituzionale alle cure.


2. IRREGOLARITÀ NELLA REDAZIONE DELL’ANAMNESI (RILEVANZA PENALE)

In data 30.03.2026 è stata redatta un’anamnesi contenente dichiarazioni non corrispondenti al vero, tra cui:

– “nega anamnesi patologica remota (APR)”
– “nega traumi distanti (TD)”
– “nega allergie e farmaci”
– “nega trauma recente”

Il sottoscritto contesta formalmente tali affermazioni.

Questa difformità tra dichiarazioni rese e contenuto dell’atto sanitario può assumere rilievo ai sensi di:

– art. 479 c.p. (falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale);
– art. 476 c.p. (falsità materiale in atto pubblico);

in quanto la documentazione sanitaria costituisce atto pubblico con rilevanza legale.


3. ALTERAZIONE DEL QUADRO CLINICO (DISTORSIONE INTERPRETATIVA)

È stato trasformato un trauma recente (20 febbraio 2026) in “dolore cronico da trauma pregresso”, con conseguente:

– riduzione della rilevanza clinica dell’evento;
– possibile errata valutazione diagnostica;
– mancato approfondimento eziologico.

Tale alterazione compromette la correttezza del percorso clinico e può incidere direttamente sulla tutela della salute.


4. CONDOTTE NON CONFORMI IN AMBITO ASSISTENZIALE

Durante più accessi si sono verificati:

– rimproveri verbali da parte del personale;
– atteggiamenti non neutrali e potenzialmente pregiudizievoli;
– interferenze durante la visita medica (distrazioni, comportamenti non professionali);
– mancato intervento del medico in presenza di comportamenti inappropriati del personale infermieristico;
– utilizzo di espressioni svalutanti (“sciocchezze”).

Tali condotte risultano in contrasto con:

– Codice di Deontologia Medica;
– principi di correttezza, rispetto e dignità della persona.


5. OSTACOLO ALL’ACCESSO ALLE CURE

Si segnalano episodi specifici:

– rifiuto di accesso al Pronto Soccorso (18 febbraio 2026);
– dichiarazioni da parte di personale sanitario circa il mancato consenso all’accesso (30 dicembre);
– inviti a non tornare in Pronto Soccorso.

Tali condotte, se accertate, risultano incompatibili con:

– art. 32 Cost.;
– principi del Servizio Sanitario Nazionale (Legge 833/1978).


6. VIOLAZIONE DEL CONSENSO INFORMATO (LEGGE 219/2017)

Si rileva:

– mancata condivisione delle immagini diagnostiche (radiografie);
– impossibilità di partecipare attivamente alla valutazione clinica;
– difficoltà nel limitare o concordare le terapie.

Ciò contrasta con il diritto del paziente a:

– informazione completa;
– partecipazione alle decisioni;
– consenso libero e consapevole.


7. POSSIBILI IRREGOLARITÀ NELLA GESTIONE DEI DATI SANITARI (GDPR)

Si rileva che più operatori erano a conoscenza di comunicazioni riservate inviate alla Direzione, senza chiarezza su:

– modalità di diffusione;
– limiti di accesso;
– finalità del trattamento.

Ciò potrebbe configurare violazioni del:

– Regolamento UE 2016/679 (GDPR);
– D.Lgs. 196/2003.


8. ELEMENTO DI CONTINUITÀ (ANNO 2025)

Gli eventi sopra descritti non appaiono isolati, ma si inseriscono in una continuità con quanto già segnalato in relazione ai fatti del 27–28 aprile 2025.

La ripetizione di criticità analoghe rafforza la necessità di una verifica sistemica.


RICHIESTE FORMALI

Alla luce di quanto sopra, il sottoscritto richiede:

– apertura di verifica interna e, se del caso, procedimento disciplinare;
– revisione completa della documentazione clinica;
– accertamento della correttezza degli atti sanitari redatti;
– verifica della gestione dei dati personali e sanitari;
– garanzia di accesso alle cure in condizioni neutrali e non pregiudiziali;
– accesso integrale alla documentazione sanitaria, inclusi esami diagnostici;
– comunicazione degli esiti delle verifiche.

CONCLUSIONE

La presente comunicazione ha finalità di tutela dei diritti fondamentali della persona, prevenzione di ulteriori criticità e miglioramento del rapporto tra paziente e sistema sanitario.

Ribadisco la mia disponibilità alla collaborazione, nel rispetto dei principi di trasparenza, correttezza e legalità.

Francesco


Io contesto formalmente la ricostruzione anamnestica riportata nel verbale di Pronto Soccorso del 30.03.2026, in quanto non corrispondente ai fatti realmente riferiti durante la visita e lesiva della mia corretta rappresentazione clinica e personale.

In particolare, mi oppongo alla dicitura “APR: nega”, poiché non ho mai negato la mia anamnesi patologica remota. Al contrario, ho sempre fatto riferimento alla mia storia clinica, ai traumi subiti, alle condizioni pregresse e alle reazioni a determinati farmaci. La dicitura riportata nel verbale non deriva da una mia dichiarazione, ma da una valutazione autonoma della dottoressa, effettuata senza una reale conoscenza del mio percorso clinico e della mia storia personale. Questo rappresenta una distorsione del dato anamnestico.

Allo stesso modo, contesto la voce “TD: nega”, in quanto non pertinente al contesto della visita. I traumi remoti non erano oggetto della valutazione clinica in quel momento. Il motivo del mio accesso era chiaramente legato a un trauma recente, avvenuto il 20 febbraio 2026, quando sono scivolato in un supermercato a causa del pavimento bagnato e delle scarpe umide. Pertanto, l’indicazione “nega trauma” risulta non solo errata, ma anche contraddittoria rispetto alla reale motivazione dell’accesso al Pronto Soccorso.

Contesto inoltre la dicitura secondo cui avrei negato allergie e farmaci. La realtà è opposta: ho esplicitamente segnalato reazioni negative a farmaci come Toradol, Bentelan e Omeprazolo, e ho richiesto una terapia mirata con elettroliti, che infatti mi è stata somministrata. La richiesta di elettroliti non costituisce un rifiuto della terapia, bensì una scelta consapevole e mirata, coerente con la mia condizione clinica. Gli elettroliti, somministrati per via endovenosa, rappresentano a tutti gli effetti una terapia farmacologica.

È corretto che io mi sia presentato in Pronto Soccorso con sintomi quali disidratazione, sete e astenia. Tali sintomi erano già presenti dal 18 dicembre 2025 e si sono ripresentati più volte nei mesi successivi, come documentato nei miei accessi precedenti. Tuttavia, ciò che contesto è la riduzione della mia condizione a una semplice sintomatologia generica, senza un adeguato approfondimento delle cause.

Rifiuto inoltre la definizione di “dolori cronici da trauma pregresso”. Io non ho riferito dolori cronici derivanti da eventi passati, ma ho descritto dolori conseguenti al trauma recente del 20–21 febbraio 2026. I sintomi che ho manifestato — dolore lombare, alterazioni nella zona sacrale e ripercussioni anche a livello addominale e intestinale — sono insorti dopo tale evento e si sono protratti fino al 30 marzo 2026. Definire questa condizione come “cronica” e attribuirla a un trauma remoto costituisce una rappresentazione clinica non corretta.

Ho inoltre segnalato la presenza di una possibile alterazione o lieve disallineamento nella zona lombosacrale, visibile nella radiografia del 28 febbraio 2026, che ho personalmente acquisito. Ho richiesto espressamente di poter visionare tale immagine insieme alla dottoressa per indicare con precisione il punto da me osservato, ma tale richiesta di collaborazione è stata rifiutata. Questo contrasta con il mio diritto alla partecipazione informata al percorso diagnostico e terapeutico.

Per quanto riguarda la nota relativa ai “numerosi esami radiologici già effettuati”, preciso che sono stato io stesso a informare il medico della presenza di precedenti RX e TC, eseguite anche su indicazione del medico di base e per motivazioni diverse. Non si trattava quindi di una situazione di abuso ingiustificato di esami, ma di un dato clinico rilevante che avrebbe dovuto essere considerato nel contesto della valutazione.

Contesto in modo fermo anche l’affermazione secondo cui avrei negato un trauma recente. È esattamente il contrario: il trauma del 20 febbraio rappresenta il motivo principale per cui mi sono recato in Pronto Soccorso. La sua omissione o negazione nel referto costituisce una grave alterazione dei fatti.

Durante la visita del 21 febbraio 2026, la stessa dottoressa ha effettuato una valutazione in un contesto che io ho percepito come non adeguatamente concentrato. Un infermiere presente interagiva con la dottoressa in modo scherzoso e distraente, interferendo con il normale svolgimento della visita. Attraverso giochi di parole e atteggiamenti non professionali, mi sono sentito rappresentato come intellettualmente inadeguato, elemento che ha compromesso il clima della valutazione clinica.

L’intera procedura, sia radiologica sia clinica, è stata svolta in modo estremamente rapido e superficiale, con l’impressione che l’obiettivo fosse concludere il percorso nel minor tempo possibile, senza un reale approfondimento.

Analoga situazione si è verificata il 30 marzo 2026, quando, durante la visita, un’infermiera è intervenuta rimproverandomi in presenza della dottoressa, senza che quest’ultima intervenisse. L’infermiera mi ha detto di rivolgermi alla guardia medica per ricevere elettroliti e di non tornare al Pronto Soccorso per quelle che ha definito “sciocchezze”. Si tratta della stessa infermiera che il 18 febbraio 2026 mi ha impedito l’accesso al Pronto Soccorso e che il 31 dicembre ha dichiarato che, se fosse stato per lei, non mi avrebbe fatto entrare nemmeno il 30 dicembre.

Tali comportamenti configurano, a mio avviso, una violazione dei miei diritti fondamentali di accesso alle cure.

Ai sensi dell’articolo 32 della Costituzione italiana, la Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e garantisce cure gratuite agli indigenti. L’accesso al Pronto Soccorso non può essere limitato da valutazioni soggettive o da atteggiamenti pregiudiziali del personale.

Inoltre, il rifiuto o l’ostacolo all’accesso a prestazioni sanitarie può configurare il reato di rifiuto di atti d’ufficio ai sensi dell’articolo 328 del Codice Penale, qualora un pubblico ufficiale ometta un atto dovuto per ragioni di giustizia o sanità.

Nel mio caso, gli episodi del 18 febbraio, del 26 dicembre (con chiamata dei Carabinieri), del 27 dicembre (con invito a lasciare la struttura e a provvedere autonomamente in farmacia), nonché le successive affermazioni relative all’uso del servizio 118 e ai costi a mio carico, rappresentano elementi che meritano una valutazione approfondita sotto il profilo giuridico e amministrativo.

A ciò si aggiunge la problematica relativa alla riservatezza dei dati sanitari. Il fatto che più operatori fossero a conoscenza di comunicazioni da me inviate alla Direzione solleva dubbi sul rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali (Regolamento UE 2016/679 – GDPR e D.Lgs. 196/2003).

Ribadisco che la mia posizione non è oppositiva nei confronti del sistema sanitario, ma orientata alla tutela della mia salute, alla correttezza della documentazione clinica e al rispetto dei diritti fondamentali del paziente, tra cui il diritto all’informazione, al consenso consapevole e alla partecipazione attiva al percorso di cura.

La presente dichiarazione ha lo scopo di richiedere una verifica formale dei fatti, la rettifica delle informazioni non corrette contenute nella documentazione sanitaria e la garanzia che, in futuro, l’accesso alle cure avvenga in un contesto neutrale, rispettoso e conforme alla normativa vigente.